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NAPOLEONE E I SUOI ‘SERVIZI SEGRETI’
Parimenti scriveva qualche mese dopo a Lallement piuttosto preoccupato
e gli chiedeva di inviargli un cifrario con il quale corrispondere, nel caso che le
strade non fossero più sicure, i corrieri fermati e i documenti intercettati.
Non tutto, infatti, va a buon fine e spesso la sua corrispondenza in entrata
o in uscita subisce dei furti. Il 19 settembre 1806 Napoleone scrive una lettera
piuttosto infuriata a Maurice Talleyrand-Périgord, Ministro degli Esteri in que-
gli anni, fino al 1811: Monsieur le prince de Bénévent, on a volé un courier, venant de
Naples, entre Modène et Reggio. C’est le résultat d’une intrigue anglaise à la tête de la quelle
se trouvent un nommé Custodi et plusieurs prêtres retirés en Toscane. Écrivez d’une manière
pressante et ferme pour qu’on chasse ce nommé Custodi, et pourqu’on dissipe ce rassemblement
d’intrigants qui c’est formé dans ce pays .
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Napoleone si occupava attivamente anche dell’operato dei poliziotti
‘segreti’ che si erano moltiplicati in tempi difficili e confusi e molto corrotti.
Come ci racconta un testimone dell’epoca, nella sua interessante Istoria
Secreta del Gabinetto di Napoleone Bonaparte e della Corte di Sant Cloud,
Lewis Goldsmith , la Alta Polizia o Polizia segreta di Fouché aveva un suo
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ruolo molto importante per Napoleone: manteneva delle spie anche tra persone
di alto rango e delle donne (nobili o di basso livello…), che intervenivano in
riunioni e occasioni mondane a fianco di grandi personaggi. Queste persone
ricevevano la somma di duemila franchi al mese per rapporti inviati con un
nome convenuto allo stesso Ministro Fouché. Attenzione però: nessuna spia
poteva essere ingaggiata se non con il benestare di Napoleone che teneva una
lista aggiornata delle persone in lista-paga della Prefettura di Polizia perché non
voleva che accedessero a due fonti di pagamento. Pagare certamente ma con
criterio.
Fouché, oberato di lavoro, era assistito da quattro Consiglieri, di cui uno
lo stesso Prefetto di Parigi. Peraltro anche Fouché inviava all’estero alcuni suoi
agenti, tenendo nascosto il fatto allo stesso Ministro degli Esteri e agli amba-
sciatori francesi presso le corti straniere, esattamente come avevano fatto Luigi
XIV e Luigi XV nell’Ancien Régime e come faceva Napoleone. Anche gli Uffici
di Posta erano attentamente monitorati dall’Alta Polizia e le tavole delle locande
in tutti gli Stati europei avevano speciali ‘avventori’, come ogni caffè, taverna o
ristorante sul territorio francese: mendicanti, portinai, mercanti di abiti vecchi,
servitori, cocchieri, venditori di canzoni, attacchini di manifesti… insomma o
(32) Correspondance générale, cit., Tomo Sesto, lettera n. 12999, 19 settembre 1906, pag. 874. Da una
lettera (n. 12945) di pochi giorni precedenti si evince che si trattava di dispacci informativi
molto attesi da Napoleone. Sulla figura di Talleyrand e rapporti con Napoleone, v. Jean
ORIEUX, Talleyrand, Mondadori Editore, Le Scie, Milano, 1991, in particolare alle pagg. 216 e ss.
(33) Notaio, ex interprete presso la Corte di Giustizia e presso il Consiglio delle Predi di Parigi.
Volume pubblicato in traduzione in Italia nel 1814, accessibile sul sito della University of
California.
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