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INTEGRAZIONE DEL SETTORE DELLA DIFESA EUROPEA



               e distribuiti sulle industrie di tutti i ventisette Stati membri dell’Unione e i Paesi
               associati (tre Stati) , fa sì che la potenziale platea di beneficiari sia ben più
                                  (21)
               ampia dell’ammontare di risorse a disposizione, col risultato, nella migliore delle
               ipotesi, di non riuscire a finanziare la maggior parte dei progetti presentati, nella
               peggiore di frammentare le risorse su una moltitudine di destinatari. Per rende-
               re l’idea, secondo i dati forniti dal SIPRI (Stockholm International Peace Research
               Institute) gli Stati Uniti spendono in valore assoluto circa seicento miliardi di dol-
               lari l’anno per la difesa, vale a dire più o meno il tre per cento del PIL. Di questi,
               circa un terzo vengono destinati alla ricerca e sviluppo. Nell’UE, con ventisette
               Stati, si spendono poco più di duecento miliardi di dollari l’anno, cioè, in media,
               poco più dell’uno per cento del PIL dei Paesi membri. Soprattutto, in Europa
               si destina meno del venti per cento dei fondi alla ricerca e allo sviluppo, mentre
               circa la metà degli stanziamenti serve a coprire i costi di personale. Nel fondo
               si hanno appena tredici miliardi, in sette anni: la sproporzione rispetto a questi
               numeri è evidente.
                    Tali difficoltà sono emerse fin dalle prime fasi di implementazione del
               Fondo  (22)  e nella Proposta di Regolamento del 2018 sono stati inseriti due inte-
               ressanti elementi di novità. Primo, la possibilità che l’UE sostenga gli appalti
               pre-commerciali attraverso l’attribuzione di una sovvenzione alle amministra-
               zioni aggiudicatrici/agli enti aggiudicatori che acquistano congiuntamente ser-
               vizi di ricerca e sviluppo nel settore della difesa o coordinano le proprie proce-
               dure  di  appalto .  Secondo,  che  le  operazioni  di  finanziamento  misto,  a  cui
                               (23)
               quindi possono partecipare il Fondo, gli enti pubblici (gli Stati) e i privati, siano
               gestite nell’ambito delle garanzie di bilancio fornite dal Fondo InvestEU .
                                                                                      (24)
                    Il Fondo InvestEU, ancora in fase di approvazione, nasce con l’obiettivo di
               proseguire la positiva esperienza del Fondo europeo per gli investimenti strate-
               gici  (il  cosiddetto  piano  Juncker)  mobilitando  investimenti  pubblici  e  privati
               nell’UE a partire da una garanzia di trentotto miliardi fornita attraverso il bilan-
               cio dell’UE .
                          (25)
               (21)  A norma dell’art. 5 della Proposta di Regolamento, i Paesi associati sono gli Stati membri
                    dell’EFTA  che  hanno  aderito  allo  Spazio  Economico  Europeo,  vale  a  dire  l’Islanda,  la
                    Norvegia e il Liechtenstein.
               (22)  Dal 13 gennaio al 9 marzo 2018 la Commissione ha svolto una consultazione pubblica aperta
                    (CPA) sul Fondo. Per quanto riguarda le forme del sostegno finanziario, i rispondenti hanno
                    suggerito di valutare opzioni di cofinanziamento da parte degli Stati membri, ad esempio
                    attraverso  appalti  pre-commerciali,  e  operazioni  di  finanziamento  misto  gestite  mediante
                    InvestEU.
               (23)  Art. 18.1 della Proposta di Regolamento.
               (24)  Ibid., art. 21.
               (25)  Si veda http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-4008_it.htm.
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