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30 ANNI DI POLITICA DI COESIONE IN ITALIA



                    La lettura dei programmi operativi, sia nazionali che regionali, presentati
               nei  diversi  cicli  di  programmazione  dà  evidenza  dell’estensione  dei  settori  e
               degli ambiti di intervento considerati dalla politica regionale. Con riferimento al
               ciclo 2007-2013 i progetti previsti dai Programmi Operativi, sia nazionali sia
               regionali, ammontano a oltre novecentomila e un numero altrettanto rilevante
                                                          (21)
               è previsto nei Programmi Operativi del ciclo 2014-2020.
                    Una dimensione così estesa degli interventi richiede una organizzazione
               amministrativa capace e in grado di fare fronte ai numerosi impegni che ogni
               singolo progetto necessita, a partire dai tempi lunghi richiesti per l’espletamen-
               to dei bandi e l’aggiudicazione delle gare e dai non pochi adempimenti connessi
               alla  gestione  delle  risorse  comunitarie.  Questo  avviene  nonostante  la
               Commissione,  a  partire  dal  terzo  e  quarto  ciclo  di  programmazione,  abbia
               richiamato gli Stati membri e le regioni alla necessità di ridurre il numero degli
               obiettivi e, conseguentemente, il numero degli interventi da realizzare nei terri-
               tori della coesione.
                    La  numerosità  dei  progetti  di  intervento  finanziati  dalla  Politica  di
               Coesione è anche alla base dell’appesantimento della macchina amministrativa
               e, di qui, i ritardi nella realizzazione dei programmi di spesa.
                    Da questo punto di vista, le regioni italiane, e in particolare quelle del
               Mezzogiorno, sono tra le regioni europee che presentano i maggiori ritardi nella
               realizzazione delle iniziative previste dai fondi strutturali, con conseguenze non
               indifferenti sulla rendicontazione delle spese effettuate e sulla capacità di tirag-
               gio delle risorse dell’UE.
                    È questo uno dei motivi che spiega il ricorso sempre più frequente opera-
               to dalle Regioni, ma anche dalle Autorità centrali, alla certificazione di spese
               sostenute con risorse non dei Fondi strutturali, specie in relazione alle grandi
               opere infrastrutturali o, comunque, a progetti che necessitano di tempi di rea-
               lizzazione più lunghi .
                                   (22)
                    Il ricorso a progetti “retrospettivi” (o progetti-sponda), se pure giustifica-
               to dall’obiettivo di evitare il disimpegno automatico dei fondi, è avvenuto a sca-
               pito della verifica sulla rispondenza degli interventi agli obiettivi tematici e geo-
               grafici fissati dalla Commissione e sulla qualità che occorreva, comunque, assi-
               curare seguendo le procedure (progettazione, valutazione, monitoraggio) previ-
               ste dai regolamenti comunitari.

               (21)  OpenCoesione, 2018.
               (22)  Per le opere che richiedono investimenti superiori ai cinquanta milioni di euro, come nel caso
                    degli interventi delle Ferrovie o dell’ANAS, l’Agenzia per la coesione territoriale stima tempi
                    di attuazione superiori ai dieci anni, oltre dunque il periodo previsto dal ciclo di programma-
                    zione.
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