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30 ANNI DI POLITICA DI COESIONE IN ITALIA
Le cause alla base delle difficoltà e dei ritardi nell’utilizzazione dei fondi
sono numerose, di diversa origine e riguardano tutti gli attori che a vario titolo,
a livello delle Amministrazioni centrali e locali, partecipano al processo di attua-
zione dei programmi comunitari.
Se nella fase iniziale, mi riferisco ai primi due cicli di programmazione
1989-93 e 1994-2000, è ragionevole ritenere, così come d’altronde ha evidenzia-
to la stessa Commissione, che le difficoltà incontrate da tutte le amministrazioni
dei Paesi beneficiari erano da imputare principalmente alle difficoltà di adatta-
mento ai principi e alle regole introdotti dalla riforma, e dunque ad una scarsa
capacità di programmazione delle istituzioni pubbliche coinvolte (nella selezio-
ne, attuazione e valutazione dei progetti) e alla complessità delle procedure di
finanziamento, appare meno comprensibile che nei cicli successivi, pur tenendo
conto del mutato quadro economico internazionale ed europeo e delle modifi-
che introdotte dalla Commissione nei regolamenti attuativi dei fondi, il nostro
Paese deve affrontare ancora problemi e ritardi che gli altri Paesi beneficiari
sembrano avere risolto.
Questa considerazione appare tanto più sconcertante nella situazione
odierna nella quale l’Italia chiede all’UE di potere disporre di più risorse finan-
ziarie da investire per lo sviluppo e per l’attuazione delle riforme, reperibili
attraverso faticose mediazioni del governo con la Commissione per ottenere
scostamenti minimi del disavanzo annuale (0,2-0,4 punti percentuali di Pil)
rispetto agli impegni assunti, mentre poca attenzione è data al fatto che il Paese
non spende, o spende male, le risorse che riceve dall’Europa attraverso la
Politica di Coesione. Si tratta, peraltro, di risorse ingenti.
Se guardiamo agli ultimi due cicli, le risorse complessive assegnate dai
Fondi strutturali UE all’Italia, comprensive del cofinanziamento nazionale,
ammontano per il periodo 2007-2013 a 45,7 miliardi di euro (a ottantanove
miliardi se si considerano anche le risorse assegnate al Fondo per lo Sviluppo e
la Coesione e al Piano di Azione per la Coesione), e un importo ancora mag-
giore per il periodo 2014-2020, settantasei miliardi di euro (140,6 miliardi di
euro per tutti e tre i Fondi) .
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Risorse risultate fondamentali per attenuare la forte contrazione degli
investimenti intervenuta sia nel settore pubblico che privato a causa del rallen-
tamento della crescita conseguente alla crisi economico-finanziaria.
Ma vediamo più in dettaglio alcune delle cause delle difficoltà che persi-
stono tuttora nella capacità di utilizzo delle risorse da parte della Pubblica
Amministrazione e del loro scarso impatto sulle regioni del Mezzogiorno.
(18) OpenCoesione, 2018.
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