Page 134 - Rassegna 2018-3
P. 134

30 ANNI DI POLITICA DI COESIONE IN ITALIA



                    Le cause alla base delle difficoltà e dei ritardi nell’utilizzazione dei fondi
               sono numerose, di diversa origine e riguardano tutti gli attori che a vario titolo,
               a livello delle Amministrazioni centrali e locali, partecipano al processo di attua-
               zione dei programmi comunitari.
                    Se nella fase iniziale, mi riferisco ai primi due cicli di programmazione
               1989-93 e 1994-2000, è ragionevole ritenere, così come d’altronde ha evidenzia-
               to la stessa Commissione, che le difficoltà incontrate da tutte le amministrazioni
               dei Paesi beneficiari erano da imputare principalmente alle difficoltà di adatta-
               mento ai principi e alle regole introdotti dalla riforma, e dunque ad una scarsa
               capacità di programmazione delle istituzioni pubbliche coinvolte (nella selezio-
               ne, attuazione e valutazione dei progetti) e alla complessità delle procedure di
               finanziamento, appare meno comprensibile che nei cicli successivi, pur tenendo
               conto del mutato quadro economico internazionale ed europeo e delle modifi-
               che introdotte dalla Commissione nei regolamenti attuativi dei fondi, il nostro
               Paese deve affrontare ancora problemi e ritardi che gli altri Paesi beneficiari
               sembrano avere risolto.
                    Questa  considerazione  appare  tanto  più  sconcertante  nella  situazione
               odierna nella quale l’Italia chiede all’UE di potere disporre di più risorse finan-
               ziarie  da  investire  per  lo  sviluppo  e  per  l’attuazione  delle  riforme,  reperibili
               attraverso faticose mediazioni del governo con la Commissione per ottenere
               scostamenti  minimi  del  disavanzo  annuale  (0,2-0,4  punti  percentuali  di  Pil)
               rispetto agli impegni assunti, mentre poca attenzione è data al fatto che il Paese
               non  spende,  o  spende  male,  le  risorse  che  riceve  dall’Europa  attraverso  la
               Politica di Coesione. Si tratta, peraltro, di risorse ingenti.
                    Se  guardiamo  agli  ultimi  due  cicli,  le  risorse  complessive  assegnate  dai
               Fondi  strutturali  UE  all’Italia,  comprensive  del  cofinanziamento  nazionale,
               ammontano per il periodo 2007-2013 a 45,7 miliardi di euro (a ottantanove
               miliardi se si considerano anche le risorse assegnate al Fondo per lo Sviluppo e
               la Coesione e al Piano di Azione per la Coesione), e un importo ancora mag-
               giore per il periodo 2014-2020, settantasei miliardi di euro (140,6 miliardi di
               euro per tutti e tre i Fondi) .
                                          (18)
                    Risorse  risultate  fondamentali  per  attenuare  la  forte  contrazione  degli
               investimenti intervenuta sia nel settore pubblico che privato a causa del rallen-
               tamento della crescita conseguente alla crisi economico-finanziaria.
                    Ma vediamo più in dettaglio alcune delle cause delle difficoltà che persi-
               stono  tuttora  nella  capacità  di  utilizzo  delle  risorse  da  parte  della  Pubblica
               Amministrazione e del loro scarso impatto sulle regioni del Mezzogiorno.

               (18)  OpenCoesione, 2018.
                                                                                        133
   129   130   131   132   133   134   135   136   137   138   139