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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
Nel tempo le risorse destinate alla PAC hanno subito modifiche rilevanti,
con conseguente riduzione netta degli investimenti diretti al Sud, sia per le
riprogrammazioni attuate dalle Amministrazioni titolari dei fondi (Ministeri e
Regioni), sia per il dirottamento attuato ope legis nel 2015 di 4,5 miliardi di euro
a favore di interventi di promozione dell’occupazione e dell’inclusione sociale.
Una terza decisione presa nel 2013 è stata l’istituzione dell’Agenzia per la coe-
sione territoriale (ACT) con l’obiettivo di fornire un supporto tecnico alle atti-
vità di monitoraggio e verifica degli investimenti delle Amministrazioni centrali
e regionali titolari di Programmi Operativi.
Dall’insieme di queste decisioni, che nascono tutte dall’esigenza di supe-
rare le difficoltà di spesa incontrate dalle amministrazioni centrali e regionali,
ma a cui occorre aggiungere anche i vincoli di bilancio rappresentati dal Patto
di stabilità interno che ha condizionato fortemente il reperimento delle risorse
per il cofinanziamento nazionale dei programmi europei, appare evidente
l’emergere di un sistema decisionale pubblico caratterizzato da sovrapposizioni
di ruoli e competenze e non ancora pervenuto ad un disegno organico e unita-
rio per la gestione dei programmi comunitari.
I tentativi di accelerazione della spesa attivati soprattutto per il recupero
delle risorse non spese nel ciclo di programmazione 2007-2013 sono la testimo-
nianza di interventi che si sono resi necessari per superare le difficoltà di una
programmazione che è rimasta quantitativamente frammentata in una miriade
di progetti a scarso impatto sullo sviluppo locale e incapace di fornire un indi-
(24)
rizzo strategico e un coordinamento qualitativo nell’attuazione delle politiche di
sviluppo regionale.
Il ricorso alla riprogrammazione dei fondi, in particolare nelle regioni a
maggiore rischio di disimpegno, e il loro utilizzo in progetti con maggiori velo-
cità di spesa, spesso non inclusi nei programmi comunitari, ha di fatto sottratto
risorse ai territori che presentano i maggiori ritardi economici e strutturali.
Si interviene, dunque, per affrontare l’emergenza ma non si superano i
vincoli e i condizionamenti rappresentati da un sistema amministrativo decisio-
nale che andrebbe ridisegnato e dotato di più avanzate competenze non solo a
livello regionale ma anche (e soprattutto) a livello centrale.
A due anni dal termine del quinto ciclo di programmazione 2014-2020, le
difficoltà di gestione dei Fondi strutturali europei non sono superate e non si
ha evidenza di miglioramenti significativi apportati alla capacità di spesa delle
amministrazioni e alla qualità degli interventi da realizzare .
(25)
(24) CRESCENZI, FRATESI, MONASTIRIOTIS, 2017.
(25) Si ricorda che nel periodo di programmazione 2014-2020 è stata introdotta una nuova regola
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