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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE




                  Tra le motivazioni che hanno portato all’interruzione intervenuta nel pro-
             cesso di convergenza vi sono quelle legate al mercato del lavoro.
                  I  dati  relativi  ai  tassi  di  occupazione  e  di  disoccupazione  evidenziano,
             infatti, dinamiche per il periodo successivo al 2008, divergenti rispetto al perio-
             do 2000-2007. Mentre nel periodo pre-crisi le divergenze regionali relative a
             questi due indicatori si sono ridotte, negli anni successivi, e in particolare nelle
             regioni del Sud Europa, sono tornate a crescere. Tra il 2008 e il 2015, l’aumento
             della disoccupazione è avvenuto in 227 su 277 Regioni dell’UE. Nel 2008 le
             regioni con un tasso di disoccupazione superiore al venti per cento erano cin-
             que, nel 2016 sono salite a trentadue .
                                                (17)
                  Se si osservano i dati relativi alla disoccupazione giovanile, superiore al
             ventitrè per cento della forza lavoro in oltre metà delle regioni, ma anche i dati
             relativi al numero delle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, i risul-
             tati della Politica di Coesione sociale appaiono, specialmente per le regioni rurali
             colpite più duramente rispetto a quelle urbane, ancora più negativi.




             3. Politica di Coesione e Pubblica Amministrazione: i ritardi dell’Italia
                  L’ingresso della Politica di Coesione nell’attuazione degli interventi pro-
             mossi, sia a livello centrale che regionale, per lo sviluppo dei territori caratteriz-
             zati da endemiche situazioni di vulnerabilità economica e sociale e da sfavore-
             voli  dotazioni  infrastrutturali,  ha  da  sempre  rappresentato  un  problema  per
             l’Amministrazione  italiana.  Ne  sono  evidenza  i  ritardi  che  tradizionalmente
             vengono denunciati nella spesa dei fondi assegnati, le richieste di proroghe per
             l’utilizzo delle risorse comunitarie, la frammentazione degli interventi in una
             moltitudine di progetti e soggetti con limitate capacità di coordinamento delle
             attività sui territori, i dirottamenti delle risorse (per evitare i rischi del disimpe-
             gno automatico) verso obiettivi “diversi” da quelli prefissati dai programmi di
             spesa, le osservazioni specifiche che di volta in volta la Commissione ha rivolto
             all’Italia, con riferimento in particolare ai problemi sollevati dall’attuazione degli
             interventi nelle regioni del Sud del Paese.
                  Questi rilievi, inizialmente giustificabili per l’ampiezza delle innovazioni
             introdotte dalla riforma dei fondi strutturali ed in parte anche comprensibili
             data  la  complessità  delle  procedure  richieste  per  una  corretta  gestione  delle
             risorse  dei  fondi  europei,  non  sono  diminuiti  nel  tempo  tanto  da  collocare
             l’Italia tra gli Stati membri meno capaci di utilizzare in modo proficuo le risorse
             assegnate dalla Politica di Coesione.

             (17)  Commissione europea, 2016.
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