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30 ANNI DI POLITICA DI COESIONE IN ITALIA



               b. I Principi e le regole della Politica di Coesione
                    Per dare concretezza all’obiettivo della riduzione dei divari regionali l’UE
               introduce nel 1988 una riforma sostanziale dei principi che regolano la gestione
               della Politica di Coesione che porterà non solo a rimuovere grande parte degli
               ostacoli che avevano impedito di dare maggiore incisività alle politiche regionali
               e sociali dell’Unione ma anche a triplicare le risorse europee destinate a finan-
               ziare gli interventi a favore delle regioni più svantaggiate.
                    È da qui che occorre partire per comprendere la profondità delle innova-
               zioni introdotte con la riforma del 1988:
                    - aumento delle risorse comunitarie a disposizione (inizialmente il venti-
               cinque per cento del bilancio della Commissione, oggi oltre trentacinque per
               cento) e partecipazione degli Stati membri al finanziamento delle risorse previ-
               ste dalla Politica di Coesione (cofinanziamento);
                    - concentrazione degli interventi su un numero limitato di aree e obiettivi
               (concentrazione geografica, tematica, finanziaria);
                    - complementarietà e concertazione dell’azione della Commissione con le
               Autorità nazionali e regionali competenti (partnership);
                    - non sostituibilità della spesa nazionale con le risorse dei fondi (addizio-
               nalità); attivazione di un programma pluriennale di azioni che definisce le prio-
               rità di sviluppo, gli assi prioritari, i mezzi finanziari e gli interventi previsti (pro-
               grammazione).
                    A partire dal 1989, la prima fase di avvio della Politica di Coesione, i Paesi
               destinatari delle risorse europee si sono dovuti confrontare con regole e metodi
               di gestione di grande complessità e non facilmente assimilabili nelle procedure
               amministrative e contabili di regioni con esperienze di governance e tradizioni
               molto diverse tra di loro e con situazioni di sottosviluppo, sia in campo econo-
               mico sia sociale, che non potevano essere affrontate né tanto meno risolte con
               politiche caratterizzate da obiettivi e strumenti d’intervento difficilmente adat-
               tabili a contesti regionali e locali molto diversi tra di loro.
                    Il primo vero problema della Politica di Coesione, esploso successivamen-
               te con l’allargamento a Paesi caratterizzati da profonde divergenze nei livelli di
               sviluppo,  è  stato  affrontare  la  “diversità”  delle  condizioni  di  partenza  delle
               regioni in ritardo di sviluppo.
                    Il rispetto delle nuove regole, unitamente alle maggiori risorse destinate
               alle regioni divergenti dalla media europea, avrebbe favorito, nell’ottica della
               Commissione, l’attuazione di azioni in grado di incidere sui fattori di sottosvi-
               luppo presenti in queste aree e, quindi, accelerato il loro processo di convergenza
               verso le regioni più evolute.


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