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I REALI CARABINIERI E IL CONTROSPIONAGGIO NELLA GRANDE GUERRA


             distribuendo anche “opuscoli di propaganda patriottica e degli analoghi mani-
             festini, alcuni dei quali in dialetto veneto” .
                                                     (41)
                 Accanto al messaggio di propaganda il Servizio P era un canale a doppio
             senso di raccolta delle informazioni sulle truppe e sulla popolazione. Un esem-
             pio ci è offerto dagli otto carabinieri della sezione della 1ª armata al comando
             del tenente Aldo Soncelli, i quali in borghese o in normale uniforme di soldato
             “vedevano, sentivano, riferivano sul morale” .
                                                       (42)
                 Nello svolgere il compito delle sezioni P di controbattere analoghe forma-
             zioni austriache che sfruttavano la stanchezza dei soldati, specie nei punti morti
             del fronte per arrivare a situazioni di “pace separata” e quindi a rese individuali
             e collettive. Di norma una vedetta (in realtà un ufficiale o sottufficiale addestra-
             to) intavolava il discorso con il suo omologo italiano e si instaurava un clima
             pacifico. Proprio il Soncelli con i suoi otto carabinieri finse di abboccare e visitò
             la trincea nemica; quando gli austriaci resero la visita vennero catturati e così si
             seppe dell’esistenza di una vera e propria scuola con sede a Bressanone dove
             venivano addestrati questi agenti sobillatori .
                                                      (43)
                 Episodi simili sono del resto presenti nella memorialistica dei reduci del
             1918. Lo stesso personale che collaborava con il servizio P si occupava anche
             di controspionaggio “tra le popolazioni e le truppe”, utilizzando come primo e
             potente strumento la censura epistolare che poteva essere utilizzata come fonte
             di “orientamento per ulteriori ricerche” che verosimilmente avrebbero portato
             all’individuazione di uno o più persone coinvolte in attività sovversive o di spio-
             naggio e sabotaggio .
                                (44)
                 Che poi la censura potesse addirittura controllare i RRCC è del tutto nor-
             male come nel caso delle truppe italiane in Palestina, dove i Carabinieri in gene-
             re adibiti al controllo dei prigionieri spiccavano per alto morale .
                                                                          (45)

             (41) - Aussme, B1, vol. 11, «Propaganda fra le truppe e la popolazione civile».
             (42) - T. MARCHETTI, Ventotto anni, cit., pag. 301.
             (43) - T. MARCHETTI, Ventotto anni, cit., pag. 303.
             (44) - Comando supremo, Norme generali per i servizi di indagine, di propaganda e di controspionag-
                  gio fra le truppe operanti e le popolazioni e di propaganda sul nemico, Roma, 1918, pag. 15.
             (45) - Aussme, E2, racc. 110, n. 1102/C. di Protocollo Riservatissimo con oggetto: Condizioni
                  generali delle truppe italiane in Palestina, del 31 gennaio 1918.

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