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I REALI CARABINIERI E IL CONTROSPIONAGGIO NELLA GRANDE GUERRA
mentre l’azione repressiva nei confronti dei soldati che fuggivano nel corso del
combattimento era spesso svolta, come impone il regolamento di disciplina,
dagli ufficiali. In proposito si deve dire che anche questo compito loro affidato
venne svolto con la consueta professionalità e che la discussione intorno al regi-
me disciplinare dell’esercito più che sull’opera del braccio armato, gli “aquiloni”
celebrati da Curzio Malaparte, verte intorno alle scelte più o meno rigorose del
Comando supremo in tema di governo del personale, sia di Cadorna prima che
di Diaz per il periodo successivo a Caporetto .
(39)
È evidente che in una situazione di questo tipo più che con l’applicazione
indiscriminata della giustizia militare occorreva recuperare al paese una non
indifferente risorsa di potenziale umano di cui l’esercito nel 1917 scarseggiava,
e in effetti l’opera dei Carabinieri fu rivolta più alla raccolta e incanalamento
degli sbandati in campi profughi che non alla repressione. Naturalmente molti
sfuggirono al controllo e arrivarono con mezzi propri in regioni anche lontane
d’Italia, ma il grosso fu recuperato, benché necessitasse di una profonda opera
di rieducazione morale e conforto materiale, tanto che la 7ª armata, formata
con quei soldati, divenne operativa solo mesi dopo e tra molte cautele.
La Legione provvisoria autonoma, i due squadroni e il battaglione carabi-
nieri del Comando supremo debitamente rinforzati dalla divisione udinese della
legione di Verona (i Carabinieri delle zone occupate dipendevano da quella
legione) formarono a tempo di record tre sbarramenti in corrispondenza dei
fiumi Tagliamento, Livenza e Piave, accompagnando, regolando, regolando,
convogliando e sbarrando laddove occorreva la marea, combattendo dove
necessario per fermare l’avversario reso tracotante dal facile successo. Questo il
grande merito misconosciuto del Carabiniere a Caporetto: quello di essere stato
una pedina essenziale nella ritirata di Cadorna nel mezzo di un disastro epocale,
una manovra che a giusto titolo viene riconosciuta a Cadorna come il corona-
mento della sua opera di capo di Stato maggiore, dato che il 9 egli venne sosti-
tuito da Armando Diaz.
(39) - Questo emerge anche dal convegno sulla Grande Guerra del 28 settembre-1º ottobre 1995
a Trieste e dal seminario organizzato dal Centro studi e documentazione della Grande
Guerra di Asiago del 6-7 giugno 1997 sul soldato italiano nella Grande Guerra, nonché da
una notevole mole di pubblicazioni successive che qui sarebbe troppo lungo elencare.
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