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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



               erano un logico punto di contatto con possibili reti di spionaggio in Italia; un’atti-
               vità che dalla documentazione risulta avere riscosso dei successi, portando a degli
               arresti di spie. Anche in alcuni porti dovettero essere istituiti dei centri di sorve-
               glianza composti di cinque-sei militi che controllavano i segnali luminosi notturni,
               altro mezzo di comunicazione con informatori attivi nel paese, o in punti di pas-
               saggio importanti come la stazioncina di tre carabinieri e un sottufficiale nell’isola
               di Campione sul Lago di Lugano, voluta dal maggiore Tullio Marchetti.
                   Ricordiamo che soltanto alla fine di agosto 1916, dopo la fallita offensiva
               austro-ungarica dal Trentino, l’Italia dichiarò guerra alla Germania su insistenza
               alleata, mentre i rapporti commerciali, finanziari e personali erano sempre stati
               molto attivi e come gli interessi tedeschi in Italia fossero molteplici. D’altronde
               alla fine del suo fallito tentativo di influire sull’opinione pubblica italiana, dato
               che Francia e Inghilterra avevano già svolto un opera imponente di influenza
               sulla stampa italiana, assoldando alcuni attivissimi ed abili agenti di influenza, il
               principe Bernhard von Bülow scrisse nel suo rapporto a Berlino che in Italia
               restavano molti amici sui quali si doveva far prima o poi conto per riprendere
               le relazioni economiche.
                   Il lavoro di spionaggio e sabotaggio in Italia ebbe però successo per l’opera
               di ufficiali austro-ungarici, e specialmente dalla sezione del capitano della mari-
               na  imperialregia  Rudolf  Mayer  e  dall’addetto  militare  austro-ungarico  a
               Berna , colonnello William von Einem, che sondarono innanzitutto le possi-
                     (30)
               bilità di appoggiare gli oppositori della guerra, come cattolici e socialisti, per
               aumentare le tensioni che si sapevano esistere nel paese.
                   Le venti sezioni socialiste tra gli italiani che lavoravano in Svizzera costitui-
               rono un primo obiettivo con l’influenza sul loro foglio “L’avvenire del lavora-
               tore”, dopo che tre agenti avevano portato volantini di propaganda in Italia.
               Questo traffico di volantini aumentò nell’inverno 1917-1918 al punto di con-
               sentire a von Einem di vantarsi che qualche ignara ordinanza dell’esercito italia-
               no aveva portato materiale di propaganda contro la guerra. Più interessante
               l’azione sulle donne socialiste, avvenute grazie ad interposta persona (chiamato
               in codice “ing. Rasim”), nei confronti nientemeno che di Angelica Balabanoff,

               (30) - PETER SCHUBERT, Die Tätigkeit des k.u.k. Militärattachés in Bern während des Ersten Weltkrieges,
                    Osnabrück, Biblio, 1980.

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