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I REALI CARABINIERI E IL CONTROSPIONAGGIO NELLA GRANDE GUERRA


                 -  la 2ª sezione informazioni che era incaricata del settore trentino, piutto-
             sto lungo benché sulla difensiva, contava cinque ufficiali;
                 -  la 3ª sezione controspionaggio e polizia militare con due capitani dei
             carabinieri;
                 -  la 4ª sezione cifra comprendente undici ufficiali;
                 -  la 5ª sezione traduttori e interpreti (quattro per il tedesco, uno per il
             serbo-croato e russo, uno per lo sloveno e due per i dialetti dell’Istria e della
             Dalmazia);
                 -  la 6ª sezione stampa .
                                       (23)
                 Le operazioni militari del primo periodo dopo l’entrata in guerra furono
             condizionate dalla scarsa conoscenza del nemico che caratterizzava i comandi
             italiani.
                 Sema ha analizzato queste operazioni attraverso il punto vista degli aspetti
             della guerra speciale, mettendo in rilievo i ritardi nella mobilitazione italiana,
             l’approccio inesperto delle prime operazioni, la timida avanzata iniziale di un
             esercito che sembrava brancolare alla cieca e in preda alle suggestioni depistanti
             dell’abile servizio informazioni avversario.
                 Incertezza percepibile dalla lettura dei diari storici delle grandi unità che
             mostrano come dell’avversario si conoscesse poco: non vi erano prigionieri da
             interrogare, disertori ansiosi di confidarsi, una popolazione delle “terre reden-
             te” disposta a collaborare, l’osservazione aerea era ai primordi e lo spionaggio
             oltre confine mancava .
                                  (24)
                 Il 12 settembre 1916 fu costituito l’Ufficio centrale di investigazione (Uci),
             ufficio che faceva capo al ministero dell’Interno per compiti di polizia militare
             e controspionaggio all’interno del Paese, cioè non in zona di operazioni. Più
             che un passo verso una migliore collaborazione tra polizie si trattava di una rin-
             novata confusione di ruoli, all’insegna delle lotte di potere interne al regno, con
             una proliferazione di strutture facenti capo a vari ministeri.

             (23) - ODOARDO MARCHETTI,  Il  servizio  informazioni  dell’Esercito  italiano  nella  Grande  Guerra,  Tip.
                  Regionale,  Roma,  1937,  pagg.  66-8.  Anche  Ambrogio  Viviani,  Servizi  segreti  italiani
                  1815/1985, Adnkronos, Roma, 1985, pag. 152.
             (24) - Ciò  non  toglie  che  la  Marina  avesse  circa  duemila  informatori  lungo  la  costa  dalmata.
                  Ringrazio l’amico Antonio Sema per la segnalazione di documenti rinvenuti presso l’archivio
                  dell’ufficio storico della marina.

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