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I REALI CARABINIERI E IL CONTROSPIONAGGIO NELLA GRANDE GUERRA


                 L’impostazione limitata negli scopi e nei mezzi dell’Ufficio si può spiegare
             con la limitatezza di vedute del capo di stato maggiore ma anche degli ufficiali
             italiani in generale e delle loro tradizioni che non intravedevano momenti di
             gloria nel rubare segreti all’avversario con ogni mezzo. Esempio illuminante la
             definizione  data  nel  dopoguerra  da  Tullio  Marchetti  in  una  lettera  a  Cesare
             Pettorelli Lalatta: “a mio parere sono spioni solo i prezzolati che tradiscono la
             loro patria o che si vendono al miglior offerente” .
                                                            (20)
                 Intanto, anche se politicamente l’Italia stava trattando con l’Intesa e con
             l’Austria-Ungheria la propria neutralità o intervento, nell’agosto 1914 fu costi-
             tuita a Milano una Commissione per l’Emigrazione Trentina, con a capo l’esule
             e deputato trentino Cesare Battisti, che in realtà occultava una sezione informa-
             tiva incaricata di trasmettere notizie ottenute da trentini emigrati o di passaggio
             per l’Italia. Agli inizi del 1915 questa struttura portò alla costituzione di un
             Centro informazioni a Verona con a capo Giuseppe Fiorio, anch’esso trentino,
             che  raccoglieva  informazioni  per  passarle  sia  al  comando  del  V  Corpo
             d’Armata sia all’Ufficio I di Roma.
                 Il 19 aprile 1915, qualche giorno prima della firma del Patto di Londra, il
             capo di Stato maggiore Luigi Cadorna creò gli “uffici staccati d’informazione
             alla frontiera Nordest”, fissandone anche sommariamente i compiti e le dipen-
             denze che erano duplici, nel senso che erano disciplinari e di servizio dall’ente
             presso  cui  operavano  (corpi  d’armata  territoriali)  e  di  servizio  invece
             dall’Ufficio informazioni del Corpo di Stato Maggiore, Riparto Operazioni .
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                 Le  direttive  di  Cadorna  spiegavano  i  metodi  dell’organo  informativo
             dell’eserci to:  gli  ufficiali  addetti  dovevano  creare  delle  reti  di  fiduciari  (cioè
             informatori) che potessero raccogliere dati sul nemico, interrogare i disertori e
             in futuro i prigionieri, utilizzare gli organi di Pubblica sicurezza e in particolare
             quelli che già svolgevano attività di raccolta di informazioni, come i Regi cara-
             binieri e la Regia guardia di fi nanza, per essere agevolati nel loro incarico.

             (20) - Museo della Guerra di Rovereto, Fondo Marchetti, B19, lettera a Finzi del 24 maggio 1931.
             (21) - Museo della Guerra di Rovereto, Fondo Marchetti, A3, n. 1245 del 19 aprile 1915, “Uffici
                  staccati  d’informazione  presso  la  frontiera  NE”.  Sull’Ufficio  informazioni  vedi  MARIA
                  GABRIELLA PASQUALINI, Carte Segrete dell’intelligence italiana. 1861-1919, Roma, Ministero della
                  Difesa, RUD, 2006 e ANDREA VENTO, In silenzio gioite e soffrite: storia dei servizi segreti italiani dal
                  Risorgimento alla Guerra fredda, Milano, Il Saggiatore, 2014.

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