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I REALI CARABINIERI E IL CONTROSPIONAGGIO NELLA GRANDE GUERRA


                 L’espansione  dell’esercito  che  mobilitò  circa  cinque  milioni  di  uomini
             mobilitati nel corso della Grande Guerra, creò problemi di polizia nuovi, con
             un tasso di delinquenza militare complessivamente superiore a quello degli altri
             eserciti dell’Intesa .
                              (5)
                 Anche lasciando aperto il problema dell’approfondimento delle cause, indi-
             viduabili tra “errata valutazione e incomprensione degli atteggiamenti delle trup-
             pe oppure alla vastità dello spirito di indisciplina e di protesta” , occorre consi-
                                                                        (6)
             derare anche le denunce a carico di civili che furono 61.927, sia per reati connessi
             al mancato rispetto delle norme che riguardavano la zona di guerra sia nelle zone
             dell’Impero austro-ungarico occupate a seguito delle operazioni militari.
                 Tutti questi compiti avevano creato una deficienza di personale nei servizi
             interni che costrinse a richieste di nuovi arruolamenti nell’Arma. Le normali
             stazioni a fine dicembre 1916, dopo un anno e mezzo di guerra erano spesso
             ridotte a due militi e talora si erano dovute chiudere.
                 Un rapporto al ministero dell’Interno del prefetto di Bologna dice: I RR.CC
             sono pressoché disorganizzati, il loro numero è ridotto alla insufficienza: molti sono le
             stazioni chiuse, la grandissima maggioranza delle altre è ridotta a due militari, e
             quindi non possono formare pattuglie per vigilare specialmente su quanto si
             matura nei pubblici esercizi e nelle sedi leghe sparse per le campagne. I sottuf-
             ficiali migliori sono stati inviati al fronte e sostituiti da richiamati scarsamente
             idonei [...], gli ufficiali sono anch’essi richiamati senza pratica di ambienti e di mutati
             bisogni e gli effettivi mutano continuamente senza poter neppur formarsi una
             idea della propria giurisdizione . Il Comando Generale dell’Arma si adoperò
                                           (7)
             per ovviare al problema alla fine del 1915 con una apposita memoria .
                                                                               (8)
             (5) - MARTIN VAN CREVELD, Fighting Power, London, Arms and Armour Press, 1983, pag. 113.
             (6) - Così si esprime il classico studio di ALBERTO MONTICONE, Il regime penale nell’esercito italiano, in
                 ENZO FORCELLA - A. MONTICONE, Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale, Bari,
                 Laterza, 1968, pag. 436.
             (7) - Archivio ufficio storico Stato maggiore esercito (di seguito Aussme), fondo F3, raccoglitore
                 98, “Copia di rapporto della Prefettura di Bologna n. 228.7 in data 31 dicembre 1916 diretto
                 al Ministero Interni Direz. Generale P.S.”. I corsivi sono nell’originale. Ringrazio sentitamente
                 l’Ufficio  storico  dello  Stato  maggiore  esercito,  in  particolare  il  capoufficio  Col.  Filippo
                 Cappellano per la consueta cortesia e disponibilità.
             (8) - Aussme, fondo F3, raccoglitore 98: “Memoria. Provvedimenti per l’Arma dei CC.RR.” del 1º
                 dicembre 1915.

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