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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
conto il Comando supremo della futilità dell’impiego di personale molto spe-
cializzato come fanteria di linea .
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La mobilitazione riguardò anche 65 sezioni di carabinieri, che aumentarono un
po’ alla volta fino a 168 e che con i 257 plotoni autonomi avrebbero dovuto svolgere
i compiti di istituto dell’Arma. In tutto, le unità carabinieri disponevano allo scoppio
della guerra di 500 ufficiali e 19.816 carabinieri, su 31.300 uomini in totale.
I compiti dei Carabinieri in tempo di guerra erano di vigilanza sui militari
dovunque, al fronte come in licenza, e di difesa dello Stato. Questo significava
assicurare il funzionamento dei comandi, controllare le vie di comunicazione da
e per il fronte, prevenire gli sbandamenti dei reparti in combattimento, dare
sicurezza ai militari in marcia e sosta, quindi con scorta alle tradotte e controllo
delle stazioni ferroviarie, delle tappe. Se si aggiungono i normali compiti di vigi-
lanza sanitaria e di polizia giudiziaria militare si può cominciare ad avere un qua-
dro della grande quantità di uomini richiesta dal fatto che la guerra stava assu-
mendo caratteri del tutto inattesi sia per il suo prolungarsi sia per l’espansione
numerica dell’Esercito nel corso delle ostilità.
A tutto questo va aggiunta la necessità del controllo del paese ai fini della
sicurezza interna che passava attraverso il controspionaggio, la sorveglianza
degli impianti, dei prigionieri nemici catturati e l’ordine pubblico, in tempo di
pace garantito anche dall’Esercito ed ora lasciato in buona parte ai Carabinieri.
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La conseguenza di queste mutate esigenze per l’Arma, capillarmente diffusa su
tutto il territorio, fu fin dall’inizio un problema di scarsità di personale.
Lasciando stare la sorveglianza della prima linea, degli sbocchi dei cammi-
namenti, posti di medicazione, strade, sentieri, nonché il rendere esecutivi i
bandi militari (per esempio lo sgombero delle zone dal fronte o quelle minac-
ciate dall’offensiva del Trentino prima e di Caporetto poi), ci interessa far nota-
re che se la pubblicistica tende a sottolineare i successi di carabinieri al fronte,
fu invece il controllo delle zone occupate e la prevenzione e repressione dello
spionaggio il compito che più si confaceva all’Arma, la quale conservava un
“Registro delle persone sospette di spionaggio”.
(3) - L’Esercito italiano nella Grande Guerra, vol. I: Le forze belligeranti, Roma, Ussme, 1976, pag. 197.
(4) - GIORGIO ROCHAT, GIULIO MASSOBRIO, Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943, Torino,
Einaudi, 1978, pag. 49.
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