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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                    Il brigadiere Domenico Bortolotti venne picchiato senza pietà perché non
               volle transitare nella categoria dei “lavoratori civili” e fu accusato di avere svol-
                                                                (7)
               to nel campo di Amburgo propaganda contraria contro detto passaggio, tanto
               che per opera sua e di altri sobillatori italiani aderirono solamente dieci su più
               di  settecento  militari  internati.  Il  nuovo  rifiuto,  peraltro,  divenne  pretesto  ai
               custodi dei campi per dare sfogo al proprio sadismo e alla propria vigliaccheria:
               nell’inferno del lager di Dora - dove accadeva che i prigionieri fossero lasciati
               senza cibo per giorni e i turni di lavoro forzato risultavano di frequente mortali
               - il soldato Gregorio Pialli ricorda che “in seguito alle percosse, morì un amico
               che era carabiniere” .
                                   (8)
                    Mario Marcozzi, fiduciario italiano a Dortmund, annota che l’invito rivol-
               to  ai  prigionieri  perché  divenissero  “liberi  lavoratori”  registrò  un  fallimento
               completo: neanche uno aderì e seguirono percosse e riduzioni del vitto; del
               resto in uno dei campi dell’area prestava servizio un soldato tedesco di venti-
               quattro anni, certo Teipel, che usava senza motivo percuotere gli italiani ed ebbe
               modo di mostrare il suo coraggio e la sua nobiltà d’animo quando una notte di
               fine estate 1944 il brigadiere dei Carabinieri Pasqualinotto, di cinquantacinque
               anni, dovette recarsi al gabinetto: il Teipel lo raggiunse e “lo percosse con calci
               e con il fucile, producendogli molte lesioni in tutte le parti del corpo ”.
                                                                                  (9)
                    Adler Raffaelli racconta un caso diverso, occorso nel campo di disciplina
               di 1° grado di Hagen, dove era stato destinato insieme a compagni di prigionia
               che  avevano  respinto  il  passaggio  a  libero  lavoratore.  “Oltre  agli  italiani  già
               ricordati, ve ne era uno con il quale ero amico. Era un carabiniere. So anche il
               nome, o meglio il cognome: Maggio. Anche lui si ricorderà di me. Lavoravamo
               nella stessa squadra. Non so esattamente se fosse un barese, ma sicuramente un
               pugliese… Era coraggioso e d’iniziativa. La nostra amicizia derivava da modeste
               rievocazioni culturali. Il luogo, quando arrivò, gli fece una pessima impressione.
               Senza dirmi nulla un giorno decise di fare il pazzo; voleva andare via. Riuscì a
               fare il pazzo e ad essere mandato via. Ma ci vollero cinque o sei giorni per con-
               vincere i tedeschi che lo sottoposero a più prove.

               (7) - ACC, 9, 486, all. tutti.
               (8) - AA.VV., Il lungo inverno dei Lager, cit., pag. 262.
               (9) - ACC, 9, 486, alleg.4 e 5.

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