Page 212 - Rassegna 2017-2
P. 212

TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                    Prigioniero nel campo di concentramento di Norimberga accettò serena-
               mente di andare incontro alla morte per mantenere fede al giuramento. Ogni
               giorno di più sentiva affievolirsi le forze e alla vigilia della fine, quando oramai
               les visiteurs du soir erano sulla soglia, scrisse ai suoi familiari nell’Italia così amata
               e  così  lontana  una  lettera  che  nella  sua  semplicità  aveva  toni  risorgimentali:
               “Sappiate che mi sento completamente tranquillo, pago soltanto di aver com-
               piuto  il  mio  dovere  di  soldato  fino  all’estremo  limite  delle  mie  forze”.  Il
               Carabiniere semplice Francesco Reale aveva vent’anni quando fu catturato, ma
               era abbastanza maturo per opporsi a nazisti e fascisti. La punizione fu un assas-
               sinio: in pieno inverno, con una temperatura di quindici gradi sotto lo zero, il
               giovane fu spogliato nudo, gettato all’aperto e innaffiato ferocemente con getti
               di acqua fredda. Se il trattamento era diretto scientemente a provocare, oltre alla
               sofferenza della tortura, anche la morte della vittima, ottenne lo scopo.
                    Lo  stesso  procedimento  venne  applicato  nel  campo  di  Wietzendorf  al
               tenente  Andrea  Ragni,  che  riuscì  a  sopravvivere  e  a  superare  anche  un’altra
               prova efferata che gli venne imposta dal crudele sadismo delle SS: nell’intento
               di piegarne la resistenza venne rinchiuso in isolamento speciale per tre settima-
               ne in una baracca sigillata, insieme ad altri prigionieri in parte malati di tifo
               petecchiale, e tenuto in vita perché soffrisse con un nutrimento minimo, ulte-
               riormente  ridotto  rispetto  a  quello,  già  insufficiente,  che  veniva  fornito  nel
               lager, tale che due ufficiali vi morirono di fame .
                                                             (6)
                    Nell’universo concentrazionario nazista, del resto, era abituale la sottrazio-
               ne del cibo come punizione o ricatto.
               (6) - Cfr P. TESTA, Wietzendorf, Roma, Centro Studi sulla deportazione e l’internamento, 3 ediz.,
                                                                                      a
                   1998, pag. 68. Il 27 marzo 1944 il CLNAI denunciò il “selvaggio trattamento” che veniva
                   inflitto agli internati militari italiani “brutalizzati e seviziati in tutti i modi”. Ognuno reagiva
                   secondo  la  propria  indole  e  i  propri  sentimenti:  Anacleto  Benedetti,  nella  sua  grande  e
                   malinconica capacità intellettuale, considerava una ironia della vita “mettere in prigione un
                   prigioniero”, ma Gianni Oberto, parlando della sentinella che nel pomeriggio del 22 aprile
                   1944 aveva senza ragione assassinato un sottotenente torinese - proprio lui che in mattinata
                   aveva sostenuto con altri colleghi reclusi la necessità di perdonare - pose un problema serio
                   e grave: “Quello stesso giorno, in quello stesso pomeriggio, quello stesso soldato aveva spa-
                   rato ed ucciso due prigionieri russi che erano nel campo confinante col nostro. Chi era que-
                   sto soldato? Un SS?... No, questo soldato era un anziano di 56 anni richiamato, che si com-
                   portava esattamente come si sarebbe comportato un SS”. Cfr Il lungo inverno, cit., pagg. 178,
                   373, 383.

               210
   207   208   209   210   211   212   213   214   215   216   217