Page 213 - Rassegna 2017-2
P. 213

CARABINIERI NELLA “TORMENTA”. L’ESPERIENZA DEI COMPORTAMENTI


                  Il Maggiore Vincenzo Siracusa, che ad allettamenti e minacce aveva oppo-
             sto  l’impossibilità  di  tradire  il  giuramento,  venne  lasciato  dieci  giorni  senza
             mangiare e senza bere, mentre il Capitano Luigi Lolli, pure lui indisponibile per
             tedeschi e fascisti, perse quaranta chilogrammi di peso nel campo di Meppen e
             si salvò per poco dalla morte.
                  Colpisce - e questo non riguarda solo i Carabinieri - la disponibilità degli
             internati militari italiani a sopportare privazioni e sofferenze, che comportaro-
             no per decine di migliaia di loro il sacrificio della vita. Tornando all’Arma, pare
             giusto ricordare almeno il reiterato rifiuto del Capitano Aniello Dell’Oro, meda-
             glia di bronzo al valor militare, e del tenente Federico Lombardi, medaglia d’ar-
             gento, che era già nel mirino dei carcerieri per avere combattuto alla testa di uno
             squadrone Carabinieri insieme alla Resistenza greca: avendo respinto l’invito a
             collaborare con i tedeschi, l’ufficiale fu sottoposto a torture e sevizie, salvandosi
             a stento dal massacro nel lager di Bernau.
                  Nei campi di prigionia e sui luoghi di lavoro, una lunga serie di episodi
             coinvolsero uomini dell’Arma per le loro azioni e per i loro rifiuti. La rabbia per
             la  mancata  sottomissione  e  l’azione  di  propaganda  antifascista  svolta  dal
             Carabiniere  Vincenzo  Campus  nel  campo  di  concentramento  di  Hannover
             guidò  la  mano  di  quel  guardiano-aguzzino  che,  furioso  per  non  riuscire  a
             sopraffare il Campus che gli ribadiva il suo NO, estratta la pistola, lo ferì. Per lo
             stesso motivo nel campo di Thorn un altro Carabiniere, Renato Pinardi, fu sot-
             toposto a tortura per tre giorni e tre notti.
                  Il vice brigadiere Carmelo Russo, dopo avere subito pesanti pressioni per-
             ché firmasse l’atto di adesione alla RSI, al suo definitivo diniego accompagnato
             da manifestazioni di fastidio, venne punito con l’asportazione delle unghie delle
             dita delle due mani. D’altra parte, la violenza vigliacca era di casa nei lager dove
             a colpi di baionetta furono feriti anche il maresciallo capo Vincenzo Paticchio,
             il  maresciallo  Giuseppe  Alberti,  il  brigadiere  Giuseppe  Baldini,  i  Carabinieri
             Pietro Catanese, Giuseppe Natale, Antonio Lucarini e l’allievo Virgilio Follador.
             Il maresciallo Maggiore Pasquale Salamone e il maresciallo Pasquale Mattarella
             vennero processati perché considerati elementi pericolosi - “ribelli, sabotatori,
             e sobillatori” - nelle fabbriche dove erano assegnati a lavorare e perciò inviati ai
             lavori forzati sotto stretta sorveglianza.

                                                                                     211
   208   209   210   211   212   213   214   215   216   217   218