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CARABINIERI NELLA “TORMENTA”. L’ESPERIENZA DEI COMPORTAMENTI
Il Maggiore Vincenzo Siracusa, che ad allettamenti e minacce aveva oppo-
sto l’impossibilità di tradire il giuramento, venne lasciato dieci giorni senza
mangiare e senza bere, mentre il Capitano Luigi Lolli, pure lui indisponibile per
tedeschi e fascisti, perse quaranta chilogrammi di peso nel campo di Meppen e
si salvò per poco dalla morte.
Colpisce - e questo non riguarda solo i Carabinieri - la disponibilità degli
internati militari italiani a sopportare privazioni e sofferenze, che comportaro-
no per decine di migliaia di loro il sacrificio della vita. Tornando all’Arma, pare
giusto ricordare almeno il reiterato rifiuto del Capitano Aniello Dell’Oro, meda-
glia di bronzo al valor militare, e del tenente Federico Lombardi, medaglia d’ar-
gento, che era già nel mirino dei carcerieri per avere combattuto alla testa di uno
squadrone Carabinieri insieme alla Resistenza greca: avendo respinto l’invito a
collaborare con i tedeschi, l’ufficiale fu sottoposto a torture e sevizie, salvandosi
a stento dal massacro nel lager di Bernau.
Nei campi di prigionia e sui luoghi di lavoro, una lunga serie di episodi
coinvolsero uomini dell’Arma per le loro azioni e per i loro rifiuti. La rabbia per
la mancata sottomissione e l’azione di propaganda antifascista svolta dal
Carabiniere Vincenzo Campus nel campo di concentramento di Hannover
guidò la mano di quel guardiano-aguzzino che, furioso per non riuscire a
sopraffare il Campus che gli ribadiva il suo NO, estratta la pistola, lo ferì. Per lo
stesso motivo nel campo di Thorn un altro Carabiniere, Renato Pinardi, fu sot-
toposto a tortura per tre giorni e tre notti.
Il vice brigadiere Carmelo Russo, dopo avere subito pesanti pressioni per-
ché firmasse l’atto di adesione alla RSI, al suo definitivo diniego accompagnato
da manifestazioni di fastidio, venne punito con l’asportazione delle unghie delle
dita delle due mani. D’altra parte, la violenza vigliacca era di casa nei lager dove
a colpi di baionetta furono feriti anche il maresciallo capo Vincenzo Paticchio,
il maresciallo Giuseppe Alberti, il brigadiere Giuseppe Baldini, i Carabinieri
Pietro Catanese, Giuseppe Natale, Antonio Lucarini e l’allievo Virgilio Follador.
Il maresciallo Maggiore Pasquale Salamone e il maresciallo Pasquale Mattarella
vennero processati perché considerati elementi pericolosi - “ribelli, sabotatori,
e sobillatori” - nelle fabbriche dove erano assegnati a lavorare e perciò inviati ai
lavori forzati sotto stretta sorveglianza.
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