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CARABINIERI NELLA “TORMENTA”. L’ESPERIENZA DEI COMPORTAMENTI
guato e sufficiente nutrimento si sarebbe potuto evitare” .
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Il Carabiniere Filippo Bonavitacola, di Montella (Avellino), l’8 settembre
1943 era in servizio a Berati, in Albania, e non esitò ad unirsi, come tanti suoi
commilitoni, ai partigiani locali per combattere contro i tedeschi. Con grande
coraggio, malgrado le difficoltà ambientali e l’inferiorità dell’armamento, con-
dusse diverse missioni, finché il 14 dicembre, ferito in combattimento, fu cattu-
rato. Resistette ad interrogatori estenuanti nel carcere di Elbasan, da dove fu
trasferito nel reclusorio punitivo di Branova (Slovacchia), essendo considerato
elemento irriducibile e molto pericoloso per fermezza di carattere e doti di
combattente. Ma il Bonavitacola, malgrado il rigore e gli stenti della nuova pri-
gione, riuscì a studiare un piano di evasione che attuò con due compagni il 26
ottobre 1944, riuscendo a raggiungere una formazione di partigiani cechi e
russi, insieme ai quali riprese la lotta. In uno scontro con soverchianti forze ger-
maniche, il Carabiniere cadde prigioniero e fu rinchiuso nel carcere slovacco di
Micolizzi.
L’8 dicembre ebbe luogo a Branova il processo, ad assistere al quale furo-
no portati dai campi vicini centocinquanta prigionieri italiani. Bonavitacola fu
invitato a togliersi gli alamari da Carabiniere e a calpestarli in segno di disprezzo,
al fine di predisporre alla clemenza i giudici. Ma, secondo il racconto del soldato
Dante Ferretti di Ficulle - uno dei centocinquanta militari italiani presenti - il
Carabiniere “strappò gli alamari dalla giubba, li strinse nella mano destra e, sol-
levando il pugno, gridò: soltanto dopo la morte potrete togliermi i distintivi, ma
non il valore, perché lo porterò con me dove non potrete calpestarlo”. Né la
sentenza capitale scompose il Bonavitacola, ben consapevole del sacrificio che
lo attendeva immediatamente.
Un altro testimone - il prigioniero caporal Maggiore Vincenzo Ceraci (o
Geraci), da San Michele di Ganzaria (Catania) - racconta: “La lettura della sen-
tenza produsse nell’animo mio un grande sconvolgimento che mi tenne in
preda a profonda commozione, la quale fece sì che io non potessi raccogliere
(3) - ACC (Archivio dell’Arma dei Carabinieri, Roma), busta 9, fasc. 486, all. 3. La motivazione
della Medaglia d’Oro al Valor Militare, di cui fu insignito, ricorda che tenne “sempre elevata la
fiaccola dell’onore e del dovere” e che fino “all’agonia incuorò i compagni alla non collabora-
zione per non spergiurare e si spense rivolgendo il pensiero alla patria ed alla famiglia, procla-
mandosi fiero di appartenere all’Arma dei Carabinieri”.
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