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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
per intero le nobili, fiere, commoventi parole pronunciate dal carabiniere
Bonavitacola pochi istanti prima della sua morte. Mi rimasero impresse le paro-
le che rivolse ai compagni di prigionia presenti: Io so che in questo momento
soffrite perché non mi potete difendere, ma quando potrete, vendicatemi”.
Letta la sentenza, un ufficiale tedesco si avvicinò al condannato per bendargli
gli occhi, ma ricevette un pugno in bocca dal Carabiniere che, scoprendosi il
petto, diede personalmente il via al plotone d’esecuzione.
L’episodio è confermato da un altro testimone, Ugo Hurga di Torre
Benaco (Verona), che lo rammenta così: “Ho potuto nella circostanza notare
come il Bonavitacola assestasse un pugno al viso dell’ufficiale tedesco che gli si
era avvicinato per bendargli gli occhi. Dopo di ciò il Bonavitacola si sbottonò
la giubba dicendo: Sparate, e le sue ultime parole furono le seguenti: Viva
l’Italia, alle quali seguì subito dopo la scarica del plotone d’esecuzione. Egli
cadde a terra, mentre a noi veniva detto: Ora avete visto: se qualcuno di voi cer-
cherà di scappare, farà la stessa fine” .
(4)
Nel frattempo, caldeggiato a lungo dal governo della RSI e richiesto da
Mussolini ad Hitler nel luglio 1944, fu autorizzato il passaggio degli internati
militari italiani allo status di lavoratori civili - che al di là dei nominalismi sem-
pre forzato era - anche nella speranza di ottenere da loro un impegno
Maggiore nel momento in cui la Germania giocava disperatamente la carta
della guerra totale.
Non fu un successo: in un appunto redatto per il Duce dal Partito Fascista
Repubblicano il 18 novembre 1944 la percentuale dei rifiuti ad accedere all’of-
ferta da parte dei prigionieri viene valutata intorno al settanta per cento .
(5)
(4) - Ibidem, all. 4.
(5) - Il tentativo di cambiamento non fu applicato contemporaneamente dappertutto, né le imprese
che sfruttavano i prigionieri ne furono molto contente perché aumentò il costo della mano-
dopera, non la produttività, o almeno non vi fu il tempo di verificarla. Nei lager poi furono
organizzate riunioni per spiegare la novità che, secondo le speranze degli organizzatori, dove-
vano concludersi con un plebiscito di adesioni, ma “ben poche di queste riunioni - scrive
Gabriele Hammermann - si svolsero senza intoppi. Nonostante le minacce subite, in molti
campi gli internati si rifiutarono di sottoscrivere le dichiarazioni loro sottoposte, e nemmeno
le violenze degli uomini della Wehrmacht servirono a cambiare granché le cose”. Nel
Rapporto della Commissione storica italo-tedesca si legge: “molti internati si opposero al pas-
saggio dallo stato militare a quello civile: essi temevano infatti di venire reclutati come conse-
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