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CARABINIERI NELLA “TORMENTA”. L’ESPERIENZA DEI COMPORTAMENTI


                  Un  giorno  dall’ospedale  venne  un’infermiera  o  una  crocerossina.
             Chiamandola ‘mamma, mamma!’ le si buttò contro, alzandosi dal letto, piangen-
             do e baciandola. Quella scena, riuscita bene, gli giovò al riconoscimento del suo
             stato di infermità.
                  Per tre o quattro giorni, durante intere ore, rimaneva come mezzo paraliz-
             zato, con gli occhi sbarrati, lanciando altissimi e improvvisi urli. Con nessuno
             temeva di tradirsi, tranne che con me, come mi confidò il giorno della sua par-
             tenza. La sua era una prova dura e pericolosissima. Gli andò bene e perciò fu
             bravo” .
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                  Il brigadiere Angelo Colavito fu trasferito e perseguitato a Dachau per
             punirlo della reazione che aveva avuto contro una SS che maltrattava altri pri-
             gionieri. Questo tipo di comportamento doveva essere in qualche modo con-
             naturato al rapporto sociale che i Carabinieri tendevano ad avere con gli altri,
             privilegiando la morale sulla convenienza e il coraggio sulla viltà. Anche un altro
             militare dell’Arma, l’appuntato Vincenzo Pinna si ritenne chiamato ad interve-
             nire in una circostanza simile: un gesto generoso che gli valse per punizione più
             di un mese in una cella di rigore che aveva il pavimento sommerso da venti cen-
             timetri d’acqua.
                  Il Carabiniere Gino Passeri, invece, dovette subire vari mesi di maltratta-
             menti finalizzati in un campo di disciplina perché aveva reagito a un’offesa rice-
             vuta da un dirigente della fabbrica dove era stato destinato a lavorare.
                  In altra occasione si è già ricordato che il Maggiore Vestuti aveva salvato
             la bandiera dell’Arma, riuscendo a tenerla nascosta fino alla Liberazione, ma
             pare giusto non dimenticare che anche altri Carabinieri assunsero su di sé l’im-
             pegno  morale  di  salvare  vessilli  e  insegne  anche  di  reparto,  per  evitare  che
             cadessero nelle mani del nemico.
                  Tra costoro si può ricordare il tenente Astorre Astori, aiutante maggiore
             dell’XI° Battaglione Carabinieri Mobilitato, cui era stato affidato il gagliardetto
             del reparto per riconsegnarlo ai superiori rientrando in Italia dai Balcani. Ma
             l’ufficiale venne catturato dai Tedeschi al momento dell’armistizio e internato
             sino alla fine della guerra in diversi campi di concentramento dell’Europa cen-
             trale.
             (10) - ACC, 9, 486, “Il comportamento dei Carabinieri, ecc.”, pag. 2.

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