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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                    Dopo  tale  operazione  di  tedeschi  andarono  via.  Io  sollevai  subito  un
               poco la testa per poter respirare e quando ebbi la certezza che i nostri giusti-
               zieri si erano di molto allontanati mi sollevai e capii di non avere addosso alcu-
               na ferita.
                    Prima di lasciare il luogo dove ci avevano sparato, mi avvicinai agli zaini
               che erano rimasti disseppelliti e presi con me due coperte, dei pezzetti di pane
               secco e alcune fotografie dei miei compagni morti. Quindi mi allontanai circa
               due o tre chilometri dal luogo nascondendomi dove il bosco era più folto Dopo
               tre giorni riuscii ad entrare nella zona occupata dagli Americani.
                    Mi presentai al comando Alleato raccontando quanto mi era accaduto e
               dopo avere deposto a verbale il racconto fui inviato in un campo di concentra-
               mento  americano.  Dopo  circa  trenta  giorni  fui  chiamato  dalla  Polizia
               Americana che mi interrogò nuovamente. Al termine dell’interrogatorio, essi
               vollero che li accompagnassi sul posto del delitto.
                    Il giorno dopo andammo di nuovo nel bosco ed i miei compagni furono
               riscavati dai tedeschi e messi nelle casse per poi essere trasportati nel cimitero
               di Stiege. Alla sepoltura assistettero la popolazione del paese e un Plotone di
               soldati Americani comandato da un ufficiale. Io pure ero presente, armato, e
               facevo parte del Plotone. Dopo che due sacerdoti tedeschi ebbero benedetto le
               salme, tutto il plotone sparò contemporaneamente in aria in segno di saluto” .
                                                                                         (14)
                    Nella prima settimana di maggio 1945 la guerra terminò, anche sul piano
               formale: il 2 in Italia; il 4 in Olanda, in Danimarca, nella Germania nord-occi-
               dentale e sul mare; il 7 dovunque, con la resa incondizionata firmata a Reims
               dal Generale Alfred Jodl.
                    Ma il 6 maggio, ancora una volta, i Carabinieri furono protagonisti di

               (14) - Il Bianchi, che era rimasto con le truppe alleate fino al luglio 1945, consegnò personalmente
                    le fotografie che aveva trovato nel tascapane del Carabiniere Mario Castelli al fratello e diede
                    le altre alla Radio Internazionale di Firenze. Da una sua precedente dichiarazione apprendia-
                    mo che era passato a far parte dell’Arma dei Carabinieri nel settembre 1942; catturato ad
                    Atene era internato presso Halle Saale; in questa occasione riportò anche i nomi delle quin-
                    dici vittime dell’Arma (Brigadiere Battuello Antonio, Carabinieri Battaglini Romano, Bola o
                    Bolla,  Capolungo  Antonio,  Castelli  Mario,  Domenichi  Luigi,  Fontaneve  Enrico,  Frignani
                    Achille, Gallina Giovanni, Lenoci Nicola, Lucherini Mario, Morsolini Sereno, Parente Attilio,
                    Pittavino Giuseppe, Vassallo Emilio), con i rispettivi indirizzi o luoghi di origine. ACC, 1253,
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