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CARABINIERI NELLA “TORMENTA”. L’ESPERIENZA DEI COMPORTAMENTI


             un glorioso episodio, che ebbe la sua necessaria premessa il giorno prima,
             quando nel lager cecoslovacco di Odolena Voda un piccolo gruppo di loro,
             guidati da Leo Barattini - un giovane sottotenente milanese dell’Arma - disar-
             marono le sentinelle e poi anche gli altri tedeschi del lager e del paese, così
             che a sera l’ufficiale ebbe ai suoi ordini una banda italo-slovacca forte di cin-
             quanta fucili.
                  Nello stesso giorno, prevenendo l’arrivo dei russi, era insorta la città di
             Praga. Riportiamo per il seguito dalla relazione del Carabiniere Sergio Fadda:
             “All’indomani l’atmosfera si era fatta più pesante. Gli avvenimenti precipitava-
             no. Le notizie della rivolta di Praga si succedevano a ritmo accelerato. Il tenente
             decise d’agire per disturbare la ritirata del nemico. Divise quei cinquanta uomini
             armati di fucili e di pistole, in squadre di pochi uomini ciascuna, con l’incarico
             di sparare sulle colonne tedesche in ritirata. La squadra del tenente Barattini era
             composta di cinque uomini, dei quali ricordo i carabinieri Botto, Negri ed altri
             due militari dell’Arma a me sconosciuti.
                  Ad un tratto si vide arrivare un camion tedesco carico di uomini, seguito
             a breve distanza da un altro, pure carico di armati. Il tenente diede ordine di
             iniziare il fuoco. Ai primi colpi i tedeschi si fermarono, disponendosi in ordine
             di combattimento.
                  La nostra possibilità di offesa scemava di minuto in minuto, a causa della
             scarsezza di munizioni. Ad un tratto vedemmo balzare il tenente Barattini dal
             suo rifugio, seguito dai carabinieri, e correre carponi contro il nemico. L’atto
             temerario era seguito da noi con ansietà.
                  Il fuoco nemico si faceva più rabbioso contro di lui, ma egli continuava,
             sparando, ad avanzare. Cadde, colpito a morte, il carabiniere Botto, mentre
             udivo il carabiniere Negri che gridava: ‘Attento, Signor Tenente!’. Poco dopo il
             fuoco era diventato infernale.
                  Le nostre armi, ormai scariche, erano inservibili. Vidi ancora il tenente
             Barattini sollevarsi quasi per lanciare un atto di sfida al nemico, e gridargli sulla
             faccia: ‘Viva l’Italia!’. Furono le sue ultime parole di fede, perché cadeva poco
             dopo  colpito  a  morte  sulla  scarpata  sinistra  dell’autostrada  che  conduce  a
             Praga” .
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