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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
a cura della Società Italiana di Storia Militare
Prof. Mariano GABRIELE
Presidente Onorario della Società Italiana di Storia
Militare, già Docente di Storia e Politica Navale e
Direttore Generale presso il Ministero del Bilancio e
della Programmazione Economica
Carabinieri nella “tormenta”. L’esperienza dei comportamenti
L’armistizio del settembre 1943 lasciò gli Italiani soli con la loro coscienza
a decidere la propria condotta; una parte di essi scelse subito - e lo fece secondo
i sentimenti e le esperienze che aveva - ma nella confusione del momento e nel-
l’incrociarsi di istanze e richiami contraddittori molti furono tentati di defilarsi e
di rinviare quanto possibile il momento di una presa di posizione personale. Non
fu così per quei Carabinieri, cui l’etica tradizionale della lealtà e della fedeltà,
assorbita nel Corpo, forniva una bussola morale nella notte che scendeva sulla
patria. Ufficiali, sottufficiali e militari dell’Arma difesero la dignità della nazione
serenamente, senza discutere il costo della loro condotta. E quando il tragico
inverno dello scontento e del male dileguò nel sole - come nei primi versi del
Riccardo III - di una primavera di pace, essi erano pronti a riprendere come prima
il loro posto al servizio del popolo italiano. Ma durante l’infuriare della bufera, in
termini di sofferenze e di vite, era stato pagato un prezzo elevato: i Carabinieri
ebbero 591 caduti, una platea di martiri così ampia da consentire nel respiro di un
articolo soltanto la citazione di qualche episodio e di qualche nome, in modo che
ad essi, come richiamo di casi di specie, si possa attribuire valore esemplare.
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