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STUDI GIURIDICO-PROFESSIONALI



                    siamo di fronte ad una sorta di “inversione dell’onere della prova” che
               serve tra le altre cose come deterrente all’incauto acquisto di beni culturali da
               parte di sprovveduti, o alla ricettazione da parte di malviventi, che una volta
               scoperti avrebbero potuto tranquillamente ed impunemente ricorrere, fino a
               prova contraria, all’istituto della “buona fede ”.
                                                           (47)

               b. L’attività giudiziaria e le rogatorie internazionali per il recupero dei beni culturali


                    e’ ormai evidente come la difesa dei beni culturali messa in atto da un sin-
               golo paese, considerata la libera circolazione delle merci a seguito del trattato di
               maastricht, non garantisce un’adeguata tutela dei beni stessi, da qui la necessaria
               collaborazione tra gli organi giudiziari e le forze di polizia delle varie nazioni per
               far fronte alle diverse situazioni che di volta in volta si dipanano; è stato più
               volte ribadito, dagli addetti ai lavori, che paradossalmente le barriere doganali
               impongono un ostacolo maggiormente gravoso per le forze di polizia operanti,
               rispetto alle organizzazioni criminali che, soprattutto nel campo dei beni cultu-
               rali, ricorrendo a semplici escamotage, riescono ad eludere i controlli.
                    c’è da dire però che l’europa (anche se vi sarebbe ancora molto da fare),
               al fine di evitare l’illecito  di beni culturali, ha previsto, nei propri regolamenti,
               una serie di provvedimenti giudiziari che vanno dal mandato d’arresto europeo,
               alla requisizione di beni e di quant’altro possa rilevarsi utile ai fini probatori.
                    I  problemi  maggiori  sorgono  in  ambito  extraeuropeo,  soprattutto  a  causa,
               come sopra evidenziato, della mancanza, o quanto meno dell’inadeguatezza, di spe-
               cifiche normative interne o convenzioni internazionali, che fungano quantomeno da
               deterrente al problema del traffico illecito di beni culturali. gli sati uniti d’america,
               avendo ormai ben chiara la problematica, ed avendone condiviso le strategie di pre-
               venzione - soprattutto con l’Italia, paese che assieme alla grecia, come abbiamo evi-
               denziato, si è visto maggiormente depredato nei secoli del proprio patrimonio cul-
               turale - da qualche anno hanno intensificato i controlli doganali sui beni culturali
               importati, esigendo non soltanto, come avveniva in passato, semplici dichiarazioni di
               autenticità e provenienza, ma documentazione ampiamente esaustiva - anche in pro-
               porzione all’importanza del cimelio - circa la liceità del bene oggetto d’importazione.
               (47) - IannIzzotto, Ibidem.

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