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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
naturalmente non era una specialità di reggio, bensì un istituto diffuso
sulle coste italiane, sarde e siciliane un tempo soggette al dominio spagnolo, ma
anche su quelle liguri e provenzali, anch’esse soggette nei secoli passati alle raz-
zie dei corsari nordafricani. Pur non avendo funzioni di polizia, il nuovo gover-
no li assimilò ai birri e armigeri, probabilmente perché avevano in comune di
essere tutti a carico degli enti locali, per un totale di 4.000 unità.
b. Il fallito progetto dei “cacciatori napoletani” (D. 14 agosto 1806)
Diversamente dal 1799, gli armigeri non si lasciarono coinvolgere nell’insur-
rezione borbonica dell’estate 1806, forse anche perché le riforme amministrative
e giudiziarie bonapartiste spaventavano meno di quelle democratiche. i generali
francesi dimostrarono però una buona dose d’ingenuità, pensando di poter addi-
rittura trasformare gli armigeri in “volteggiatori” da aggregare alle colonne mobi-
li. il decreto n. 138 del 14 agosto 1806 prescriveva infatti una leva di 2.400 armi-
geri per formare 24 compagnie di “cacciatori napoletani”, due per provincia, di
cui una aggregata alle guardie provinciali e l’altra ad un reggimento francese o
napoletano, del quale avrebbero portato l’uniforme, con l’unica variante dell’abito
“corto”, foggia della vecchia fanteria leggera borbonica. il provvedimento pren-
deva l’unica precauzione di obbligare “tutti coloro che (avevano) armigeri al loro
servizio … a conservarli fino all’esecuzione del … decreto”.
Della leva, per giunta, erano incaricati, anziché gli intendenti, i colonnelli
delle guardie provinciali, senza pensare che costoro non avevano i poteri neces-
sari per costringere intendenze, governatori e tribunali a cedere di colpo la pro-
pria “famiglia armata” all’autorità militare e a rivolgere le loro richieste unica-
mente alla gendarmeria, del resto ancora ben lungi dall’essere organizzata.
naturalmente non se ne fece nulla: i 2.400 “cacciatori napoletani” furono rim-
piazzati, con decreto n. 287 del 18 dicembre, da 360 “volteggiatori abruzzesi”,
tratti non dagli armigeri bensì dagli ex-borbonici di ermenegildo Piccioli e
raffaele ricciardi, nominati loro capitani.
il 10 dicembre furono concessi 50 ducati di premio al capitano e a sei
armigeri della squadra di campagna di Chieti che il 29 novembre, di scorta al
procaccia, avevano salvato due soldati francesi assaliti dai briganti. il decreto n.
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