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LA GENDARMERIA REALE NAPOLETANA

legioni piemontese e ligure con un corpo dalle identiche funzioni ma reclutato
ex-novo (i carabinieri), quello borbonico imitò il governo austriaco che aveva
mantenuto in servizio la legione lombarda della gendarmeria italiana.

      La gendarmeria reale napoletana mantenne la sua identità istituzionale
nella transizione dal servizio murattiano a quello ferdinandeo, salvo la sostitu-
zione degli elementi stranieri, a cominciare da Gentile, cui subentrò il marescial-
lo di campo filippo Cancellieri, già ispettore dei corpi volanti borbonici, con il
titolo di “ispettore generale”: anche manthoné, unico colonnello nazionale,
rimase al comando della 1a legione.

      Una circolare del ministro della guerra, del 12 agosto, ammetteva nel
corpo tutti gli ufficiali e soldati dispersi del disciolto esercito, esclusi il genio e
l’artiglieria, purché in possesso dei requisiti ed equipaggiati a proprie spese.
Sempre in agosto, un’altra circolare del ministro di polizia invitava le autorità a
“inculcare il rispetto per la reale Gendarmeria che gode di tutta la stima del
Sovrano”. Stima che si concretizzò in un aumento delle paghe concesso con
decreto dell’11 settembre. Quelli più vistosi erano:

      - capitano (+18 ducati mensili = +32%);
      - colonnello (+40 d. = +30%);
      - quartiermastro (+8 d. = 24%);
      - caposquadrone (+16 = +16%);
      mentre per gli altri gradi si trattava solo di leggeri arrotondamenti.
      era però concessa a tutti gli ufficiali una gratifica mensile di 6 ducati.
      all’ex patriota fasulo, trasferito il 1° agosto a monteleone quale capo di
S.m. della 5a Divisione militare e comandante interinale della Calabria Ultra,
toccò di dover presiedere la commissione militare del 13 ottobre che condannò
a morte murat. Della sua cattura, avvenuta l’8 a Pizzo Calabro, menò vanto,
quanto meno esagerato, Gregorio trentacapilli, capitano della gendarmeria di
Cosenza che per caso si trovava quel giorno a Pizzo, sua patria, in visita al fra-
tello raffaele e fu poi sospettato di aver trattenuto parte dei documenti e dei
preziosi sequestrati all’ex-re. Sfuggito a misure di rigore grazie ai tre fratelli giu-
stiziati dai francesi e al sostegno del principino di Canosa, fu anzi fatto colon-
nello e commendatore del r. ordine di S. ferdinando e del merito, con rendita
di 1.000 ducati.

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