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CARABINIERI INTERNATI NEI LAGER DEL TERZO REICH
che non riescono a caricare sui treni.
All’arrivo al lager il brigadiere Giovanni Ometto viene derubato del porta-
fogli, dell’orologio e di qualsiasi cosa possieda di qualche valore; durante un tra-
sferimento ad Essen assiste all’assassinio, perpetrato da un ufficiale delle SS, di
un soldato che si è chinato a raccogliere una scatoletta di carne.
Nel marzo 1945 un bombardamento aereo distrugge un treno e da un
vagone sventrato fuoriescono delle scatole di formaggio mezzo bruciacchiate,
che tuttavia tutti cercano di arraffare: di ritorno dal lavoro passa un gruppo di
soldati italiani che sono invitati a servirsi anche loro, e poiché la scorta lascia
fare, “data la fame”, quasi tutti ne prendono qualcuna, ma quando lo vengono
a sapere le SS non sono d’accordo e qualche giorno dopo passano per le armi
almeno quindici militari internati.
La facilità con cui si pratica l’omicidio sulla pelle degli italiani è confer-
mata, nel giugno 1945, da una solerte sentinella che uccide un altro soldato in
ritardo di cinque minuti per attingere l’acqua dal fiume. Addetto a pesantissimi
lavori in galleria con la dieta leggera del campo, il brigadiere Ometto si mette
a rubare per poter avere qualcosa da barattare in cambio di cibo, ed è fortunato
perché, scoperto, viene bastonato spietatamente, ma non a morte, finendo in
prigione con una razione di venticinque nerbate al mattino e venticinque la
sera.
L’uso del bastone è abituale: il maresciallo Pecorini ricorda il brigadiere
Carlucci, rimasto vivo ma con le ossa rotte: è il sesto nel campo di Brema; lo
emula il maresciallo capo Santo Totaro che soffre ad Aquisgrana le bastonate e
la fame, come il suo collega Giuseppe Alberti a Saarbruchen.
Il vicebrigadiere Giuseppe Spigoni, invece, riferisce di una baionettata
inferta al Carabiniere Longo come spiritosa sollecitazione a levarsi dal giaci-
glio.
L’altro Carabiniere Ditta racconta di un omicidio analogo a quello di Riva:
un internato esce di notte dalla baracca per necessità corporali, cammina lenta-
mente perché i piedi gli dolgono, zoppica a qualche metro dal reticolato, e una
sentinella senza preavviso lo uccide, poi all’alba, mentre “il cadavere con la fac-
cia rivolta in una pozzanghera è irrigidito dal freddo e dalla morte”, dirà che
tentava la fuga.
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