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CARABINIERI INTERNATI NEI LAGER DEL TERZO REICH

      Il brigadiere Domenico Bortolotti ha già assistito all’assassinio di un sol-
dato accusato di sabotaggio solo perché non trova la chiave di una cassetta, ma,
prigioniero nel campo 585 di Munster, nel gennaio 1944 dà una mano al falli-
mento totale del tentativo di ottenere adesioni alla RSI, in seguito al quale “a
tutti gli italiani del campo furono strappate le mostrine, i gradi e perfino i distin-
tivi delle campagne di guerra e quelli di medaglie al valore”; in seguito, il 10 set-
tembre 1944, nel campo 1595 di Amburgo, dove solo dieci su settecento inter-
nati hanno accettato di firmare, è accusato con altri trentadue sottufficiali di
sabotaggio e punito come loro “in un’altra stanza ove c’era un sergente tedesco,
il quale a tutti quelli che passavano menava calci, bastonate e vi aizzava contro
un grosso cane lupo che ci attaccava alle natiche”.

      Il già citato maresciallo Alberti ricorda un’altra miserabile manifestazione
di rabbia: “La sera del 5 giugno 1944, nel campo 1003 (Saarbrucken), per rap-
presaglia contro di noi italiani per l’avvenuta occupazione di Roma da parte
delle truppe alleate, tutti noi prigionieri italiani del suddetto campo fummo
obbligati a passare ripetutamente per diverse ore da un cancello all’interno e
all’esterno del quale vi erano cinque o sei soldati tedeschi, i quali con bastoni e
con fucili man mano che noi passavamo distribuivano botte senza pietà. In tale
circostanza io riportai una ferita alla mano sinistra ed altra ferita al viso (guancia
sinistra) della quale porto ancora il segno, mentre tanti altri riportarono ferite
più o meno gravi”(12).

      Vi sono poi le barbare uccisioni delle “marce della morte”: il Carabiniere
Cirillo Tonelli riferisce che per l’avanzata americana viene ordinato il trasferi-
mento dei prigionieri ad Hannover dal campo di disciplina 21 sito a sessanta chi-
lometri da Berlino, ma quattordici militari malati, “fra i quali diversi Carabinieri,
venivano impiccati nel bagno dell’infermeria stessa, perché le condizioni fisiche
non permettevano loro di effettuare il ripiegamento”; durante la marcia
“Carabinieri e militari di altre armi che si gettavano sul margine della strada per-
ché esausti, sfiniti dalla stanchezza, venivano uccisi dai soldati tedeschi a colpi di
pistola alla nuca”. Analoga è l’esperienza del Carabiniere a piedi Giuseppe
Amore, detenuto a Bunslau nella Bassa Slesia: “Il 10 gennaio 1945, all’avvicinarsi
del fronte russo, fummo inquadrati e sotto scorta delle SS ci misero in cammino.

(12) - ACC, busta 1167, fasc. 15.

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