Page 211 - Rassegna 2017-1_4
P. 211
CARABINIERI INTERNATI NEI LAGER DEL TERZO REICH
Lazzarini è competente e volenteroso, si fa stimare fino a diventare sovrin-
tendente della tenuta, e stringe tali rapporti affettivi con i proprietari germanici
che ne scriverà come della sua seconda “famiglia tedesca”. Tra marzo e aprile
1945 arrivano gli americani e Lazzarini - aiutato dall’origine napoletana del
comandante americano in loco - ha modo di ricambiare almeno in parte il bene
che gli ha fatto Kuls difendendolo con successo presso i nuovi arrivati. A fine
agosto l’ex internato ripartirà per l’Italia, ma i rapporti amichevoli con i tedeschi
che gli hanno salvato la vita continueranno. Ed è motivo di speranza che nel
panorama desolato delle esperienze degli Internati Militari Italiani (IMI), non
solo il Carabiniere Lazzarini abbia riportato dalla prigionia qualche ricordo da
conservare con gratitudine. Sono motivo di rinnovata fiducia nel genere umano
l’amicizia e il coraggio dei polacchi, i momenti di solidarietà ricevuti nei lager da
prigionieri di altri Paesi, l’umana pietà e l’aiuto insperato offerti da singoli tede-
schi che accettano il rischio di esporsi nell’atmosfera cupa della Germania nazi-
sta avviata al disastro finale(15).
In seguito ai lavori e alle proposte della Commissione storica italo-tedesca
sulla memoria 1943-1945, presso la sede dell’ANRP (Associazione Nazionale
Reduci dalla Prigionia), in via Labicana n. 15/A a Roma, è stata allestita la
“Mostra storico-didattica - Vite di Internati Militari Italiani - Percorsi dal fronte
(15) - A. LAZZARINI, Il mio internamento nei Lager Nazisti 1943-1945, Archivio ANEI, cit., passim. La
visione di quello che l’uomo è stato capace di fare sconvolge il poeta Ungaretti, che ne “il
dolore” dice che i morti “non fanno più rumore/del crescere dell’erba,/lieta dove non passa l’uomo”, e
nella lirica “La preghiera” ribadisce “Come dolce prima dell’uomo/doveva andare il mondo”. Ma esi-
stono anche altre testimonianze: “È doveroso ricordare che la popolazione polacca ha dato
numerose prove di generosità verso gli italiani. Lungo le ferrovie molta gente gettava sui
nostri vagoni pane e mele col rischio di essere fucilati dalle sentinelle tedesche. Un convoglio
proveniente da Przemil per Debil, durante una sosta in un villaggio polacco fu completamen-
te rifornito dopo tre giorni di digiuno […] Per le strade di Leopoli durante i trasferimenti la
gente sfidava i calci di moschetto dei tedeschi per portarci pane e sigarette […] A Deblin
durante la notte i polacchi gettarono pagnotte entro i reticolati in numero che oscillava sul
centinaio per notte. Sembrava esistesse una organizzazione clandestina per aiutarci”,
Relazione Brignole, AUSMM, cit. Prigionieri francesi, violando le disposizioni che lo proibisco-
no, passano di nascosto cibo a qualche internato italiano e il TC Pietro Testa racconta che
nel campo di Wietzendorf, dopo la morte per bastonate del tenente Pepe, fu consentito agli
altri italiani di accompagnare il morto “fino all’uscita del reticolato […] Quando il più anzia-
no di noi diede l’attenti e noi salutammo militarmente, esclusi i francesi, tutti gli altri detenuti
e gli aguzzini sghignazzavano”, P. TESTA, Wietzendorf, 3° ediz., Roma, 1998, pag. 251.
209

