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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
di guerra ai lager tedeschi 1943-1945” e il Memoriale e Centro di documenta-
zione Muro di Berlino, che si sono aggiunti ai preesistenti Tempio Nazionale
dell’Internato Ignoto e Museo Nazionale dell’Internamento di Padova; sono
stati compiuti o sono in corso, con finanziamenti italiani e tedeschi, ricerche e
studi, come l’Atlante delle stragi (“Zone di guerra, geografie di sangue”,
Bologna, Mulino, 2016); l’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla
Prigionia conduce da anni ricerche fondamentali per la storia degli Internati
Militari Italiani. Ai nostri fini rilevano particolarmente il Lessico biografico
degli IMI e l’Albo degli IMI caduti nei lager nazisti tra il 1943 e il 1945.
I nominativi acquisiti dalle fonti vengono inseriti in un primo elenco e
solo quando molteplici fonti e notizie confortano il primo accertamento, i
nominativi stessi passano in un secondo elenco di “convalidati”, sono pubblici
e vanno sul web.
Fino ad oggi si ha notizia di 49.503 IMI caduti o deceduti in prigionia, di
cui 43.836 già validati e 5.667 ancora da validare; di essi 1.284 sono Carabinieri,
di cui 1.222 già validati e 62 da validare, e non sembrano pochi, data la loro con-
sistenza rispetto a tutte le altre Forze Armate. Il senso della loro memoria si può
collegare al pensiero di Seneca, secondo cui “il bene della vita non consiste nella
sua durata, ma nel suo uso”: conoscesse o meno il filosofo di Cordova, l’etica
di chi è caduto nei lager non è diversa.
Ancorata alla lealtà alla patria e al dovere d’istituto, è la medesima dei com-
militoni sopravvissuti, come conferma il colonnello Montuoro quando nel
maggio 1945 richiama l’attenzione sul personale dell’Arma che in tre diversi
lager non postula la gratitudine di nessuno, ma attende soltanto “di tornare a
dare la sua opera per la pacifica e ordinata ricostruzione, morale e materiale, del
nostro Paese, che, nel duro travaglio di ventuno mesi, abbiamo tutti imparato
più che mai ad amare […] Mancherei al mio dovere, se non facessi presente che
nell’animo di ognuno di noi cova la legittima e naturale speranza di essere chia-
mati fra i primi a riprendere il nostro posto nelle file di quell’Arma per le cui
sorti tutti nei giorni oscuri abbiamo tremato con affetto di figli”(16).
(16) - Cfr. LUCIO ANNEO SENECA, 49^ lettera morale a Lucilio; MONTUORO, cit., pag. 7, che aggiunge
“il maggiore Vestuti, qui presente, è in grado, per averla egli stesso nascosta, di indicare qua-
lora non fosse stata già trovata ove fu messa in salvo la bandiera dell’Arma”.
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