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TRIBUNA DI STORIA MILITARE

      Dopo venticinque giorni di marcia arrivammo a Rosterlink. Durante il tra-
gitto ho visto prigionieri che non riuscivano a camminare per deperimento
organico generale. Si sedevano ai margini della strada, ma subito si avvicinava
ad essi uno della scorta invitandolo ad alzarsi.

      Alla risposta negativa perché stremati nelle forze, il tedesco si allontanava
di dieci metri e gli sparava addosso freddandolo sul posto”(13).

      Alla luce di simili esperienze non sembrano retoriche le parole che il capi-
tano Ettore Bianco della legione di Bologna scriverà il 1° novembre 1945: “l’8
settembre 1943 segnò per l’Arma dei Carabinieri Reali l’inizio dell’ascesa al cal-
vario delle vendette, delle umiliazioni, degli arresti, delle sevizie e delle depor-
tazioni bestiali, per cui i suoi figli da quel giorno divennero i martiri della loro
fede, della loro onestà, del loro alto senso del dovere e della disciplina in con-
seguenza delle secolari tradizioni dell’istituzione che non si potevano in altro
modo manifestare nell’animo dei suoi figli migliori”(14).

      In controtendenza si pone l’avventura del Carabiniere Amelio Lazzarini,
personaggio non privo d’iniziativa, catturato nella base navale di Bordeaux e
internato nel lager di Limburgo; sperimenta i soliti disagi e soffre “la grande
fame”, fronteggiandola con vari espedienti che lo spingono a commentare:
“Arrangiarsi così forse non è dignitoso, ma è dignitoso se aiuta a resistere”.

      Nel settembre 1944, profittando del caos conseguente a un bombarda-
mento aereo, tenta la fuga insieme a “certo Piccinin di Padova”, di cui non
saprà mai neanche il nome di battesimo. L’idea è di raggiungere le linee ameri-
cane, ma sono ripresi dalle SS e inviati allo Straflager (campo di punizione) di
Krefeld, nel quale è di casa la morte; il fronte però si avvicina e nella confusione
provocata da un cannoneggiamento, Lazzarini evade di nuovo insieme a un
compagno francese.

      Muovendosi con grande cautela arriva a Ravensberg, in Westfalia, dove
riesce a impiegarsi in una azienda agricola con un allevamento di cavalli. Il pro-
prietario, Johannes Kuls, è un distinto signore tedesco che ha pietà del fuggia-
sco, lo nasconde alla Gestapo e lo fa lavorare nella scuderia.

(13) - ACC, busta 1167; dichiarazione dei sergenti Alfredo Romagnoli ed Emanuele Ruele in ASV,
       Sezione Archivio Liste, busta 86, prot. E 799/C e H.

(14) - ACC, busta 1167, fasc. 10.

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