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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
Il Rapporto della Commissione storica italo-tedesca rileva che “gli spazi di
esperienza si riducevano essenzialmente al lager e al posto di lavoro. L’arrivo nei
campi di concentramento è un passaggio traumatico, aggravato dalle pressioni
tedesche e fasciste repubblicane, che per indurre i prigionieri ad optare per loro
si fanno più intense in quel momento critico.
Vi sono due principali ondate di adesioni: la prima subito dopo l’armisti-
zio pare animata soprattutto da motivi ideologici, la seconda a fine 1943 nasce
in genere dal tentativo di sottrarsi alle sofferenze. Sempre però si tratta di mino-
ranze modeste. L’Alto Comando della Wermacht, il 1° febbraio 1944 valuta la
consistenza degli internati in 24mila ufficiali, 23.002 sottufficiali e 546mila sol-
dati, più altri 8.500 impiegati in lavori sul fronte orientale: un totale di oltre
600mila unità. È questa la gente del “NO”, quelli che non avevano e non avreb-
bero ceduto; gli storici sono “ampiamente d’accordo sul fatto che la stragrande
maggioranza degli internati militari rifiutò di portare avanti la collaborazione
militare con il Terzo Reich o con la Repubblica Sociale Italiana”(8).
Il costo di questa scelta è altissimo: le fonti concordemente documentano
sevizie, privazioni e condizioni tragiche di lavoro e di vita. Una visita all’archivio
dell’Ufficio storico dei Carabinieri è istruttiva: i documenti denunciano prevari-
cazioni e violenze ad ogni tappa del Calvario degli internati.
Dei viaggi in treno che nei Balcani cominciano dopo centinaia di km a piedi
- il Carabiniere Americo Marcotullio è costretto a percorrerne 320 in otto giorni -
si è detto sopra, ma va rilevato come sia sistematico, non eccezionale, lo squilibrio
(8) - Vedi Rapporto della Commissione, ecc., cit., pagg. 123-35. Il comandante Giuseppe Brignole, fidu-
ciario e anziano del campo di concentramento di Leopoli, narra che dopo missioni e adesca-
menti di rappresentanti della RSI “circa il 12% degli ufficiali presenti nel campo optarono: molti
di essi si presentarono a me giustificando il loro passo e asserendo che in Italia avrebbero preso
parte al movimento partigiani contro i tedeschi; io risposi che solamente con le loro azioni futu-
re avrebbero potuto giustificare il loro passo presente”, Relazione Brignole, AUSMM (Archivio
dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma), Fondo Santoni, busta 16, fasc. 2 bis: peraltro
nell’articolo di fondo del 21 giugno 1944, intitolato “Se ci sei batti un colpo”, il direttore fascista
de “La Stampa” di Torino, Concetto Pettinato, scrisse: “gli ufficiali internati in Germania si
fanno arruolare soltanto per tornare in patria, e poi disertare”, F. DEAKIN, Storia della repubblica
di Salò, Torino, 1963, pagg. 687-88. Può avere interesse rammentare che quando il comandante
della X Mas, Junio Valerio Borghese, a fine inverno 1945 visitò alcuni campi di internati, notò
che vitto e vestiario erano insufficienti, mancavano rifugi adeguati e c’era molto rancore per i
maltrattamenti avuti dai tedeschi, oltre che inerzia e abbattimento, AUSMM, RSI, busta D, fasc. 18.
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