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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
Mancava ogni attrezzatura e spesso […] senza neppure un po’ di paglia sul
fondo dei vagoni. Gli ufficiali erano accatastati anche in numero superiore a
quaranta per vagone, con i loro bagagli che dovevano trasportare personalmen-
te, senza distinzione di grado e di età. In ogni vagone veniva posta (una) casset-
ta di legno - spesso sconnessa - per il soddisfacimento delle necessità corporali,
cassette alla cui pulizia dovevano provvedere gli ufficiali stessi, quando i guar-
diani ritenevano di aprire i vagoni, cosa che avveniva anche a distanza di oltre
ventiquattro ore. Allora, a pochi per volta, era consentito scendere per soddi-
sfare collettivamente le necessità corporali e sotto le continue sollecitazioni dei
guardiani che talvolta minacciavano con la baionetta alle reni. Anche il riforni-
mento dell’acqua per bere era consentito molto raramente.
Nel viaggio di trasferimento eseguito dal campo di Sandbostel a quello di
Norimberga Langwasser di duecento ufficiali fra il 26 dicembre 1944 e il 1°
gennaio 1945 (mi ha riferito il capitano dei carabinieri reali Ancona Francesco
che faceva parte del gruppo anzidetto) dopo cinque giorni e cinque notti di
viaggio, nel corso del quale venivano aperti i vagoni una volta ogni due giorni
per la sola consegna dei viveri, alle insistenti richieste di acqua per bere (mai
distribuita durante il viaggio) l’ufficiale tedesco capo-scorta rispose esplodendo
un colpo di pistola in direzione del convoglio”(5).
(5) - In altro viaggio compiuto nel febbraio 1945 i malcapitati ufficiali, esauriti per la “faticosa mar-
cia eseguita in condizioni di estrema debolezza per la prolungata denutrizione” abbandonaro-
no in partenza o gettarono lungo il percorso gran parte di quello che avevano ancora e che
dovevano portare a spalla, per poi dormire in terra o sotto portici aperti al vento con tempe-
ratura rigida. Promemoria del colonnello Francesco Porciani al Comando Generale dell’Arma
dei Carabinieri Reali, 1946, ACC, busta 243, fasc. 6, pagg. 10-11. Vedi anche G. CANTALUPPI,
Flossenburg. Ricordi di un generale deportato, Milano, 1995, pagg. 6-23, che scrive, tra l’altro: “Sono
destinati a partire anche ammalati gravi ricoverati in infermeria, sui quali già aleggia la morte.
Ne morranno infatti parecchi durante il lungo viaggio, come morirono altri deportati deboli
che non potranno superare il disagio di 96 ore di clausura, di fame e di sete nei carri bestiame”;
è una previsione facile, purtroppo: “Nella notte uno dei due ammalati muore… Non ha più
di vent’anni”. I trasferimenti degli internati, qualunque grado avessero, non furono mai piace-
voli in Germania: nella relazione del soldato Mario Redaelli dell’8° Reggimento Fanteria, data-
ta Fallingbostel 8 maggio 1945, si legge: “Il 3 aprile 1945, su tre treni venimmo improvvisa-
mente stipati in molti. Era intenzione, pare, di trasportarci in Danimarca. Sorpreso dall’avan-
zata alleata il mio convoglio si fermò a Belsen il 13 aprile. La maggior parte degli operai era
morta di stenti durante il tragitto”. Nei viaggi del 1943 verso la Germania vi erano stati
momenti di orrore, uccisioni e sevizie, mancanza di cibo e d’acqua, morti lasciati coi vivi ( cfr,
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