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CARABINIERI INTERNATI NEI LAGER DEL TERZO REICH
Giunti a destinazione, incominciano le “delizie” del lager. In ordine di
tempo, viene per prima la rapina. Scrive il Porciani che “le perquisizioni tanto
passate all’ingresso e all’uscita dei campi, quanto durante la permanenza negli
stessi e durante i viaggi, erano eseguite secondo un unico criterio: l’arbitrio della
gente, i suoi gusti, i suoi desideri, le sue necessità erano gli unici principi infor-
matori dell’azione, la quale - più che essere svolta per la ricerca e il sequestro di
cose vietate ai prigionieri - era volta ad infliggerci una vessazione in più e ad
esercitare un diritto di rapina. Ciò che era ritenuto lecito nel corso di una per-
quisizione, era vietato e sequestrato nel corso di un’altra. Si arrivò perfino a
sequestrare viveri, non in scatola, ricevuti nei pacchi spediti dalle famiglie”.
Nella prima fase della prigionia “i tedeschi si impadronirono di valori - dei quali
gli interessati mai ottennero ricevuta - orologi, preziosi vari, valigie in pelle,
penne stilografiche e quanto più loro gradiva”. In seguito, le razzie morderanno
ancora più a fondo perché riguarderanno le ultime cose che avevano gli inter-
nati - ad esempio generi di conforto arrivati con un pacco inviato da casa e sono
compiute non solo all’arrivo e alla partenza dai campi, ma anche durante gli
appelli che richiamano fuori dalle baracche i prigionieri per un tempo intermi-
nabile. Naturalmente gli ufficiali sono il bersaglio preferito perché hanno più
degli altri, ma anche ai soldati viene tolto il “superfluo”(6).
ad esempio, in P. PIASENTI, Il lungo inverno dei lager, Roma, 2° ediz., 1991, B. BETTA, Viaggi che
non sembrano aver fine, pagg. 80-83; C. DE LUCA, L’internato che impazzì nel carro piombato, pagg.
91-92; C. CAPPUCCIO, Immagini del lungo viaggio, pagg. 93-94). Nel 1945 non mancarono casi di
spostamenti allucinanti: il Carabiniere a piedi Armando Stefanelli, che nel gennaio 1944 aveva
visto morire di fame il collega Antonio Garufi, dichiara: “Il 5 aprile 1945 dal campo di Dora
fui trasferito al Lager di Engel-Sachnenausen facendo il viaggio in un vagone ferroviario chiu-
so. Il viaggio durò dieci giorni e nel vagone eravamo 96 prigionieri. Durante i dieci giorni di
viaggio non ci fu dato né vitto né acqua, subendo mitragliamento e bombardamento. A ter-
mine del viaggio otto prigionieri che erano nel vagone ove viaggiavo morirono, colpiti da
mitragliamento. Non ricordo il nome dei morti. In un altro vagone dello stesso treno morì
l’appuntato dell’Arma Menghel Giuseppe nativo di Padova, fatto prigioniero in Croazia.
Questo morì per fame”, ACC, busta 1167.
(6) - PORCIANI, cit., pagg. 6 e 8; DITTA, cit., pag. 17. Forse anche la brutalità insita nela guerra
induceva al diritto di razzia, se nel diario di un internato nel lager di Fallingbostel si legge,
alla data del 20 aprile 1945: “Questa sera è giunto un reparto di paracadutisti inglesi.
Parecchi di questi si sono dati immediatamente alla rapina a mano armata anche nei con-
fronti di ex-prigionieri”.
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