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GLI ACCORDI DI GESTAZIONE SOSTITUTIVA (PER CONTO DI ALTRI).
QUESTIONI DI LIBERTÀ, MA NON SOLO
Mary Beth, una donna sposata e con due figli, aveva sottoscritto un con-
tratto con una coppia di coniugi del New Jersey, accettando di sottoporsi alla
procedura di inseminazione artificiale con lo sperma di William Stern (il partner
maschile della coppia committente) e di consegnare poi il bambino (in questo
caso una bambina) a lui e alla moglie Elizabeth. Il compenso previsto era di die-
cimila dollari, oltre alla copertura di tutte le spese sanitarie.
Dopo il parto, tuttavia, Mary fuggì con la piccola, dalla quale non voleva
più separarsi. Gli Stern si rivolsero al tribunale e il giudice di primo grado diede
loro ragione, respingendo entrambe le obiezioni: in primo luogo quella relativa
al consenso e dunque alla libertà di una scelta che più di altre dovrebbe essere
pienamente informata e consapevole e che sarebbe risultata invece condiziona-
ta, in questo caso come in tanti altri, dal bisogno di denaro e dall’impossibilità
per una donna di prevedere quel che avrebbe provato e sentito dopo aver fatto
crescere nel suo corpo per nove mesi una nuova vita; in secondo luogo quella
che potremmo definire l’obiezione della dignità(12), il cui rispetto non consenti-
rebbe di trattare gravidanza e parto come attività dalle quali ricavare profitto,
trasformando un figlio in una sorta di “prodotto”. Su quest’ultimo punto, in
particolare, il giudice Sorkow, che pronunciò la sentenza, sottolineò il fatto che
la bambina era geneticamente figlia di William Stern e dunque sua fin dall’inizio,
cosicché in nessun modo si doveva parlare di compravendita di bambini, trat-
tandosi di un semplice compenso per un servizio. La Corte suprema del New
Jersey ribaltò questi argomenti e, pur affidando agli Stern la custodia di “Baby
M”, dichiarò non valido il contratto e restituì a Mary il titolo di madre, ricono-
scendole anche il diritto di visita.
In questo caso, a giudizio della Corte, erano in gioco questioni fondamen-
tali appunto di libertà e di dignità: non può essere “informata”, nel senso deci-
sivo del termine, una decisione come questa assunta «prima di aver potuto
conoscere la forza del legame affettivo che si instaura con il neonato» e anche
a prescindere da questa considerazione e dalla valutazione della pressione del
bisogno «in una società civile vi sono cose che il denaro non può comprare [...]
(12) - «Nel regno dei fini tutto ha un prezzo o una dignità. Il posto di ciò che ha un prezzo può
esser preso da qualcos’altro di equivalente; al contrario, ciò che è superiore a ogni prezzo, e
non ammette nulla di equivalente, ha una dignità» (I. KANT, op. cit., pag. 53).
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