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GLI ACCORDI DI GESTAZIONE SOSTITUTIVA (PER CONTO DI ALTRI).
                                   QUESTIONI DI LIBERTÀ, MA NON SOLO

      Ecco perché può essere più corretto parlare di gestazione sostitutiva o di
gestazione per conto di altri.

      Gli accordi possono poi prevedere che la disponibilità della gestante sia a
titolo gratuito, anziché oneroso.

      Le due prospettive richiedono un’analisi differenziata, come si intuisce scor-
rendo l’elenco dei paesi che consentono la prima opzione ma non la seconda.

      3. La gestazione sostitutiva (per conto di altri) è concepibile in linea di
principio a prescindere dalla tecniche più avanzate di procreazione medical-
mente assistita, ma è ormai essenzialmente intrecciata al loro sviluppo.

      Molte delle critiche indirizzate a queste ultime sono rivolte di conseguenza
anche alla prima, senza però che si possa parlare di una semplice sovrapposi-
zione. A venire in primo piano, come nel caso della fecondazione eterologa ma
non per le stesse ragioni, è la «moltiplicazione delle figure coinvolte rispetto a
quelle presunte naturali, e soprattutto di quella materna»(9).

      Questa riflessione deve in ogni caso essere tenuta distinta da quella sulla
famiglia e la genitorialità omosessuali e concentrarsi sul rapporto che si stabili-
sce fra i genitori intenzionali e la donna che si rende disponibile per aiutarli ad
avere un figlio, a prescindere da chi siano gli aspiranti genitori.

      Questo non significa negare la fondamentale rilevanza anche di questi
aspetti, ma semplicemente riconoscere che essi non riguardano specificamente
questo problema.

      È vero che il ricorso ad una madre gestazionale è l’unica strada percorri-
bile per una coppia omosessuale che desideri un figlio geneticamente legato ad
uno dei due partner(10), ma sono in larga maggioranza coppie eterosessuali a sce-
gliere questa strada.

(9) - C. BOTTI, Maternità surrogata, in E. LECALDANO (a cura di), Dizionario di bioetica, Roma-Bari,
       Laterza, 2002, pag. 175.

(10) - «La tecnica può sostituire il corpo femminile nel concepimento, ma non può fare a meno
       dell’utero e della gravidanza, dunque di una donna […] L’utero, a tutt’oggi insostituibile, non
       è utilizzabile, come organo procreativo, in assenza della donna nella quale si incarna». La
       conseguenza è ovvia. Una donna può acquisire il seme presso una banca e fare a meno di un
       uomo. A un uomo, al contrario, non è sufficiente procurarsi un ovulo o un embrione: deve
       esserci una donna che acconsenta a far crescere questa nuova vita nel suo corpo e «a parto-
       rire il figlio per lui» (Cfr. M.L. BOCCIA e G. ZUFFA, L’eclissi della madre, Nuova Pratiche
       Editrice, Milano 1998, pagg. 111-3).

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