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APPROFONDIMENTI GIURIDICI

senza ottenerla, la trascrizione dell’atto nei registri dello stato civile del
Comune. Tali accordi - è bene ricordarlo subito - in Italia sono severamente vie-
tati. Il comma 6 dell’art. 12 della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in mate-
ria di procreazione medicalmente assistita) stabilisce che «chiunque, in qualsiasi
forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di
embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi
a due anni e con la multa da 600mila a un milione di euro».

      Una legge che vieta, cittadini che vanno a fare all’estero quel che non pos-
sono fare nel loro paese e bambini il cui “interesse”, come in ogni situazione,
deve essere tutelato in via prioritaria. Non sorprende che intorno a questo tema
il confronto sia stato da sempre particolarmente vivace e spesso decisamente
duro.

      Si parla di maternità surrogata quando una donna si rende disponibile per
far crescere dentro il suo corpo e infine partorire un figlio che non sarà suo. E
ciò non in virtù della norma che le consente di “non essere nominata”, ai sensi
dell’art. 30, comma 1 del DPR 396/2000, ma perché il neonato verrà immedia-
tamente consegnato, in base ad un accordo definito prima dell’inizio dell’intero
percorso, a coloro che quel figlio hanno voluto come loro e che lo accompa-
gneranno come genitori nel cammino della vita. Si tratta di una situazione per
la quale vengono talvolta evocati precedenti illustri e antichi. Ma è proprio il
confronto con questi ultimi ad imporre cautela nell’introdurre il paragone e ad
evidenziare le caratteristiche specifiche di una pratica che le nuove tecniche di
procreazione medicalmente assistita hanno trasformato in una delle frontiere
più avanzate, frastagliate e impegnative lungo le quali si gioca la responsabilità
di riconoscere il limite della stessa libertà, di ciò che potremmo fare e che tut-
tavia decidiamo di non volere(2).

      Un uomo, con il consenso o addirittura su richiesta della compagna che
non riesce ad avere figli, può fecondare attraverso un normale rapporto sessua-
le la donna che porterà avanti la gravidanza e l’Antico Testamento documenta
a più riprese questa pratica.

(2) - A questa tensione, tipica delle sfide poste dal progresso delle scienze biomediche, allude per
      esempio il titolo del volume di D. MIETH, Che cosa vogliamo potere? Etica nell’epoca della biotecnica,
      Brescia, Queriniana, 2003.

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