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GLI ACCORDI DI GESTAZIONE SOSTITUTIVA (PER CONTO DI ALTRI).
                                   QUESTIONI DI LIBERTÀ, MA NON SOLO

aspri e tali da chiudere gli spazi anche di un semplice confronto(5).
      Ma anche fra “maternità” e “gestazione” (o gravidanza) c’è una differenza,

più sottile e tuttavia rilevante. Proprio il diritto della donna che ha appena par-
torito a “non essere nominata” evidenzia il riconoscimento anche dal punto di
vista giuridico della possibilità di accettare una gravidanza rinunciando al pieno
significato della maternità, che copre un’intera vita di relazione e non soltanto
la sua fase iniziale, per quanto importante essa sia sotto il profilo dei legami bio-
logici e psicologici che si instaurano. Le madri adottive non sono state gestanti
e tuttavia nessuno può anche solo immaginare di chiamarle in modo diverso. La
consapevolezza delle molteplici dimensioni coinvolte (genetica, gestazionale,
sociale) apre così a diverse soluzioni. Per alcuni si dovrebbe parlare di “mater-
nità” quando anche l’ovulo fecondato appartiene alla gestante e di “gestazione”
quando vengono utilizzati solo gameti dei genitori intenzionali(6), sottolineando
in questo modo l’importanza del legame genetico. È vero però che quest’ultimo
può non esistere fra la gestante e il concepito anche quando l’ovulo viene da
un’altra donna che non è la madre intenzionale e questa constatazione può far
propendere per la scelta di parlare comunque, in generale, di gestazione o gra-
vidanza piuttosto che di maternità (o di parlare di maternità solo nel caso spe-
cifico che ho ricordato), ferma restando la necessità di distinguere attentamente
le diverse situazioni, anche per le ricadute sul piano giuridico.

      2. La scelta dei termini che qualificano il sostantivo non è meno impor-
tante per definire la specificità di questa pratica e non appare meno variegata.
Si incontrano, nel linguaggio degli addetti ai lavori e non solo dei media, una
gestazione (o una maternità) “di sostegno”, “surrogata”, “per altri”, “in conto
terzi”, “sostitutiva”, “per interposta persona”. Le espressioni, anche in questo
caso, non sono equivalenti.

(5) - Si veda per esempio E. PERUCCHIETTI, Utero in affitto, Orbassano (To), Revoluzione Edizioni,
      2016, che parla di «una forma di ultra-prostituzione» (pag. 31), di «una forma moderna di
      schiavitù» (pag. 37), di «fabbrica fordiana di bambini» (pag. 99).

(6) - Cfr. R. BARCARO, L’approccio femminista alla bioetica. Il caso della maternità surrogata, in M.
      MARSONET ( a cura di), Donne e filosofia, Genova, Erga, 2001, pag. 209. La gestante, nel caso
      della gestazione sostitutiva così definita, assolverebbe «di fatto al ruolo di incubatrice». Altri
      studiosi, quando il materiale genetico è fornito interamente dai committenti, parlano di “loca-
      zione d’utero”. Cfr. per esempio A.B. FARAONI, La maternità surrogata. La natura del fenomeno, gli
      aspetti giuridici, le prospettive di disciplina, Milano, Giuffrè, 2002, pagg. 20-25.

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