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APPROFONDIMENTI GIURIDICI

      4. Proprio perché è di un rapporto che si tratta, non è sufficiente afferma-
re che anche questa rientra fra le questioni che si aprono interrogandosi sul
limite della libertà di ogni individuo di scegliere cosa fare del proprio corpo e
della propria vita. Occorre specificare che il tema, in questo caso, non è il rico-
noscimento di tale “disponibilità” semplicemente per se stessi (come avviene,
per esempio, con la richiesta eutanasica o di suicidio assistito, che pure implica
l’intervento di un terzo), bensì la possibilità di usare il corpo di una persona o
sue parti, naturalmente sul presupposto del suo consenso, come mezzo per
soddisfare un bisogno o desiderio di altri(11).

      Si aprono in questo modo interrogativi diversi e più complessi, perché
diversi sono i contesti nei quali questo “uso” può essere ipotizzato e magari
ammesso. L’art. 5 del Codice civile, per esempio, vieta «gli atti di disposizione
del proprio corpo» che cagionino «una diminuzione permanente della integrità
fisica», ma questo non esclude la donazione degli organi fra viventi, che va in
ogni caso considerata come un’eccezione regolata in modo particolarmente
rigoroso. La gestazione sostitutiva non richiede una diminuzione permanente
della integrità fisica di una donna, pur esponendola ai rischi normalmente con-
nessi ad una gravidanza. Ma non è detto che sia questa l’unica prospettiva nella
quale valutare la distinzione, cruciale nel caso appunto dei trapianti d’organo,
fra la disponibilità a titolo oneroso e quella che corrisponde idealmente alla
donazione.

      Il caso “Baby M”, risalente agli anni Ottanta del secolo scorso, è uno dei
punti di riferimento obbligati per confrontare le posizioni in campo, anche per
la complessità della vicenda giudiziaria ad esso collegata. Michael Sandel, nel
suo volume Justice. What’s the right thing to do? (tradotto in italiano con il titolo
Giustizia. Il nostro bene comune), ne offre una sintesi particolarmente efficace.

(11) - «Il fatto che le persone trattino altri come mezzi per la realizzazione dei propri fini, per quan-
       to desiderabili possano essere le conseguenze, deve essere sempre considerato soggetto ad
       obiezioni morali» (DEPARTMENT OF HEALTH & SOCIAL SECURITY, Report of the Committee of
       Inquiry into Human Fertilisation and Embryology (The Warnock Report), London, Her Majesty’s
       Stationery Office, 1984 (Reprinted 1988), 8.17). Questa affermazione rilancia l’obbligo enun-
       ciato da Kant di agire trattando l’umanità, nella propria persona e in quella degli altri, «sem-
       pre anche come fine e mai semplicemente come mezzo», (I. KANT, Fondazione della metafisica
       dei costumi, Milano, TEA, 1997, pag. 48). Nel Rapporto Warnock sono riassunti molti degli
       argomenti più frequentemente utilizzati per negare la legittimità delle pratiche di surrogacy.

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