Page 199 - Rassegna 2-2016
P. 199
STORIA E CULTURA MILITARE
3. La Prima Guerra d’Indipendenza
A Torino le diverse correnti di opinione agiscono in modi contrastanti di
fronte a queste rivoluzioni: alcuni, tra cui Gioberti, vorrebbero fondere gli inte-
ressi esclusivamente piemontesi con quelli di tutta Italia; altri insistono sull’op-
portunità di sfruttare l’occasione rivoluzionaria per cercare di dominare il Nord
Italia. Carlo Alberto dà l’impressione di simpatizzare per quest’ultima opzione
e la sua scelta di affidare il governo al debole Balbo, rifiutando nel ministero
Gioberti, la cui presenza convincerebbe il resto d’Italia della sincerità delle
mosse piemontesi dissipando i dubbi sulle ambizioni dei Savoia, conferma tale
posizione.
Quando Milano insorge e giunge una esplicita richiesta di aiuto, osteggiata
da Cattaneo, ma fortemente voluta da Carlo Alberto, il governo di Torino è
preso completamente alla sprovvista. Carlo Alberto tergiversa per quattro, pre-
ziosissimi giorni: l’Armata è in buona parte alla frontiera con la Francia per
timore di una nuova invasione repubblicana; si cerca di comprendere se Prussia
e Russia, in nome della Santa Alleanza, si muoveranno a fianco dell’Austria;
soprattutto il re vuole essere sicuro che a Milano non prevalgano i repubblicani,
che potrebbero chiedere aiuto a Parigi, dove un Bonaparte, Luigi Napoleone,
già coinvolto nei moti carbonari in Romagna del 1831, è Presidente della
Seconda Repubblica; d’altra parte vuole evitare che Milano possa vincere da
sola, perché ciò creerebbe una pericolosa rivale a Torino nell’Italia
Settentrionale ed un’occasione simile, con l’Austria in chiara difficoltà, potrebbe
non ripresentarsi.
Dopo un accorato appello alle armi del Conte di Cavour dalle pagine de
“Il Risorgimento”, nel pomeriggio del 23 marzo si riunisce il gabinetto e in tutta
fretta si decide di entrare in guerra contro l’Austria.
È l’ inizio della Prima Guerra d’Indipendenza o, secondo le definizioni più
recenti, la «guerra federativa», perché condotta da un’alleanza fra gli Stati italia-
ni.
Infatti il papa ed il Granduca Leopoldo II di Toscana inviano ciascuno
7.000 volontari, mentre da Napoli giungono ben 16.000 soldati agli ordini del
Generale Guglielmo Pepe; nonostante l’arrivo di numerosi volontari da tutta
198

