Page 198 - Rassegna 2-2016
P. 198
LA CARICA DI PASTRENGO
rali non si aspettano evidentemente per la loro città od il Veneto niente più che
una certa autonomia amministrativa all’interno dell’Impero. Ma due esponenti
liberali, l’avvocato Daniele Manin e lo scrittore Niccolò Tommaseo, erano stati
imprigionati nel gennaio precedente per aver promosso agitazioni a favore di
riforme molto moderate e la tensione è pertanto già considerevole quando
giungono le notizie da Vienna, che fanno scoppiare la rivolta il 17 marzo: il
governatore, titubante in mancanza di direttive precise dalla capitale, fa alcune
concessioni, come l’immediata liberazione dei due patrioti ed altri e, dopo scon-
tri tra le truppe in città ed il popolo, concede la costituzione della Guardia
Civica, facendo ritirare i militari fuori città. All’annuncio, la sera del 18 marzo,
che l’Imperatore ha concesso la libertà di stampa e la convocazione delle con-
gregazioni centrali, che porterebbero ad un governo costituzionale, giungono
appelli a mantenere la calma, ma il 22 gli operai dell’Arsenale si ribellano e ucci-
dono il comandante; il successo di tale prima azione violenta porta la Guardia
Civica a ribellarsi all’esercito, da cui i militari italiani disertano, solo in parte per
dar manforte agli insorti: Manin proclama la restaurazione della Repubblica
Veneta indipendente ed invita la popolazione ad armarsi, invitando i dalmati ad
arruolarsi nella rinata Marina veneta.
A Milano tredicimila uomini agli ordini dell’anziano Maresciallo Radetzky
controllano una città di 170.000 abitanti circa, divisi però in cinquanta unità
distinte che all’emergenza risulteranno difficili da tenere collegate tra loro. Le
Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848) sono tra le glorie maggiori del
Risorgimento italiano: l’insurrezione, dapprima spontanea e non coordinata,
viene ben presto organizzata, soprattutto da Carlo Cattaneo, giornalista, scien-
ziato e patriota di idee repubblicano-federaliste, e dal gruppo più radicale che si
ordina in un comitato militare ed ottiene numerosi successi contro l’esercito
regolare, riuscendo altresì a far insorgere le campagne.
Il sindaco conservatore, Conte Gabrio Casati, si fa condurre ad appoggia-
re il movimento, lasciandosi convincere a rifiutare l’offerta di armistizio di
Radetzky, infine costretto a lasciare la città ed a ritirarsi nelle fortezze del
Quadrilatero tra Mincio e Adige (Mantova, Legnago, Verona e Peschiera) in
attesa dei rinforzi dal Tirolo e dal Friuli, prima regione a tornare presto sotto il
completo controllo austriaco.
197

