Page 194 - Rassegna 2-2016
P. 194

LA CARICA DI PASTRENGO

le proibite continua a includere “libertà” e addirittura “Italia”. Carlo Alberto
cerca di far porre all’indice un libro di Gioberti contro i gesuiti e non permette
che il libro “Le speranze d’Italia” di Cesare Balbo, nobile piemontese convinto
monarchico, ma liberale moderato, venga pubblicato in Piemonte, opponendosi
addirittura a che venga pubblicato all’estero.

      Ma se indubbiamente in Carlo Alberto i segni di amore per la libertà o il
resto d’Italia sono piuttosto scarsi, presto tuttavia egli comincia ad irritarsi del
predominio austriaco nel Nord Italia, nonostante il figlio ed erede al trono
abbia sposato Maria Adelaide d’Asburgo, figlia del Viceré del Lombardo-
Veneto, Ranieri, e nipote dell’imperatore Francesco II.

      Convintosi, in base alla sua vittoriosa esperienza di combattente contro i
liberali spagnoli nel 1823 (era stato in effetti l’eroe della coalizione legittimista
nella decisiva battaglia del Trocadero, alle porte di Cadice), di possedere ottime
qualità militari, come peraltro buona parte dei precedenti membri della dinastia
Savoia, è in attesa di un’occasione che gli permetta di estendere, attraverso guer-
re contro la Svizzera, l’Austria od anche la Francia, i suoi possedimenti ereditari.
Allorché Gioberti e Balbo - quest’ultimo in senso monarchico sabaudo - dimo-
strano efficacemente la forza di un partito nazionale, distinto da Mazzini e dai
repubblicani, ciò incoraggia ulteriormente il re ad appoggiarvisi ed a volgersi
contro l’Austria.

      Nel 1845, in un suo colloquio privato col Conte Massimo d’Azeglio, ari-
stocratico piemontese cugino di Balbo e, come questi, fedelissimo alla Corona,
ma animato pure da spirito artistico che lo aveva portato, unico di tutto l’esta-
blishment piemontese, a visitare l’Italia, che conosce pertanto meglio di chiun-
que altro, nelle diverse sfaccettature socio-politiche, Carlo Alberto si lascia
andare ad una confidenza: “Faccia sapere a que’ signori che stiano in quiete e
non si muovano, non essendovi per ora nulla da fare; ma che siano certi, che,
presentandosi l’occasione, la mia vita, la vita de’ miei figli, le mie armi, i miei
tesori, il mio esercito, tutto sarà speso per la causa italiana”.

      Il messaggio di D’Azeglio, di una liberazione guidata dal Piemonte, come
aveva preconizzato Balbo, giunge come una rivelazione e un conforto per tutti
i patrioti liberal-moderati italiani, anche se molti diffidano del passato anti-libe-
rale di Carlo Alberto e della sete di dominio del Piemonte.

                                                                                     193
   189   190   191   192   193   194   195   196   197   198   199