Page 203 - Rassegna 2-2016
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STORIA E CULTURA MILITARE
Fra il 26 ed il 27 aprile l’Esercito passa il Mincio a Monzambano, ai molini
di Volta e a Goito. Il I Corpo si stabilisce nella zona Sona-Sommacampagna-
Custoza; il II, dopo aver investito Peschiera dalla sinistra del Mincio e raggiunta
la zona di Castelnuovo di Verona, il 28 e 29 occupa Colà a Sandrà, venendo così
a tagliare le comunicazioni fra Peschiera e Verona.
La Divisione di riserva si porta al centro, più arretrata, nella zona di
Guastalla-Oliosi-San Giorgio. Il 27 aprile il Quartier Generale Principale si era
trasferito a Borghetto presso Valeggio e il sovrano, scortato dal 3° Squadrone
del Cap. Morelli di Popolo, vuole esplorare il terreno dove era dislocata la
Divisione di riserva, spingendosi audacemente sino a Roverbella, ove non erano
infrequenti le scorrerie dell’esercito avversario. E poiché da taluno del seguito
era stato fatto notare al re come in quel giorno non sarebbe stato improbabile
l’incontro con qualche colonna austriaca, egli risponde con queste testuali paro-
le: «Ho meco uno squadrone di Carabinieri».
Re Carlo Alberto decide allora di impadronirsi delle posizioni di
Pastrengo, un villaggio posto sulla riva destra dell’Adige, alle spalle di Peschiera,
in una posizione ideale per Radetzky per sorvegliare la valle nel punto in cui il
fiume piega ad est verso Verona: costituivano un formidabile bastione da elimi-
nare a tutti i costi, non solo per premunirsi da qualsiasi minaccia sulla sinistra,
ma soprattutto per impedire al nemico le comunicazioni con il Tirolo.
Il Quartier Generale il 28 si sistema a Villafranca di Verona; quello stesso
giorno l’Armata Sarda si trova di fronte agli austriaci, col II Corpo del Gen. De
Sonnaz a sinistra ed il I del Gen. Bava a destra, mentre la Divisione di riserva,
agli ordini del Principe ereditario Vittorio Emanuele, permane come sempre
più indietro, in posizione centrale.
Con tale dislocazione Carlo Alberto non solo può minacciare Verona, ma
consente ai suoi, tra Sandrà e Santa Giustina, di attestarsi a soli tre/quattro chi-
lometri dall’Adige, a sette/otto dalla città scaligera.
Tuttavia Radetzky, appena intuito che il nemico stesse per attraversare il
Mincio, aveva pensato a difendere la linea dell’Adige: a Verona ha 33 battaglio-
ni, di cui dieci in città; dieci, formanti il suo I Corpo, su una linea antistante a
formare una specie di campo trincerato sulla riva destra dell’Adige che si fonda
sui caposaldi costituiti dai villaggi di Tomba, Santa Lucia, San Massimo, Croce
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