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STUDI GIURIDICI
come crearne di nuove attraverso:
- il miglioramento continuo di ogni attività;
- lo sviluppo di nuove applicazioni a partire dai propri successi;
- un processo organizzato di innovazione continua.
La necessità per le organizzazioni di modificarsi di continuo, sottolineata
da Drucker, ha costituito per molto tempo l’interesse centrale dei teorici del-
l’apprendimento organizzativo(21).
Proprio come gli individui, le organizzazioni devono sempre confrontarsi
con nuovi aspetti delle circostanze in cui operano.
In un’epoca come quella attuale, di turbolenza economica e di accelerato
cambiamento tecnologico, la necessità per le organizzazioni di modificarsi di
continuo e di sviluppare la capacità di generare cambiamento e innovazione
diventa sempre più decisiva.
L’apprendimento organizzativo può allora essere concepito come il pro-
cesso attraverso il quale l’esperienza di un’organizzazione si trasforma in nuove
risorse e nuove conoscenze creando le condizioni per far fronte alla crescente
complessità delle sfide provenienti dall’esterno.
Gli studiosi concordano nel ritenere che l’apprendimento comporti attivi-
tà di almeno due tipi(22):
- il primo si riferisce al processo attraverso il quale un’organizzazione
acquisisce con qualunque mezzo ogni tipo di interpretazioni, know-how, tecni-
che e pratiche;
- il secondo consiste nel definire nuovi paradigmi, schemi, modelli men-
tali e culture aziendali.
Per designare queste attività Argyris e Shön hanno usato l’espressione
“single loop learning” e “double loop learning” (apprendimento circolare sem-
plice e circolare doppio).
(21) - S. DENICOLAI, Competenze dinamiche di rete. Strategie, modelli organizzativi e tecnologie per l’innovazione
continua, Angeli, Milano, 2008, pag. 53 definisce l’apprendimento organizzativo come quel
processo in base a cui ripetizione ed esperimenti permettono alle attività di essere svolte
meglio e in minor tempo.
(22) - C. ARGYRIS, D. A. SCHÖN, Apprendimento organizzativo. Teoria, metodo e pratiche, Guerini e
Associati, Milano, 1998, pag. 7.
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