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FORMAZIONE ESPERIENZIALE.
L’ESEMPIO DELL’OUTDOOR TRAINING NELL’ARMA DEI CARABINIERI
La seconda condizione capace di dare avvio alla spirale di conoscenza è
l’autonomia nel lavoro, vista come la facoltà dei singoli membri di un’organizza-
zione di poter agire, nella misura consentita, in modo autonomo generando
nuove opportunità.
Infatti, le idee originali nascono da individui autonomi, si diffondono nel
gruppo e divengono infine concetti organizzativi. Inoltre, un’organizzazione
così strutturata ha maggiori possibilità di essere flessibile nell’acquisizione, nel-
l’interpretazione e nel collegamento delle informazioni. La terza è una condi-
zione di fluttuazione e di caos creativo.
L’ingresso della fluttuazione in un’organizzazione rompe le routine(13) e le
abitudini di riferimento dei membri che ne fanno parte. Tale frattura produce
un’interruzione nel modo di essere abituali, con la conseguenza di spingere gli
individui a riconsiderare il proprio pensiero e a trovare nuove soluzioni. Questo
processo continuo di riconsiderazione dei dati da parte dei singoli membri, ali-
menta la creazione di conoscenza organizzativa.
Il caos si può generare naturalmente qualora l’organizzazione si confronta
con una crisi reale oppure può essere generato intenzionalmente; questo caos
prodotto in modo intenzionale, «caos creativo», fa crescere la tensione nell’or-
ganizzazione e incentra l’attenzione dei suoi membri sul compito di definire il
problema in questione e di risolvere la situazione di crisi.
Da questo caos creativo, si possono generare benefici solo se i membri
sono in grado di riflettere sulle azioni che compiono, senza le quali si genera
«caos distruttivo». Un’altra condizione necessaria è la ridondanza, che consiste in
un surplus di informazioni date agli individui.
La condivisione di informazioni ridondanti promuove la condivisione di
conoscenza. I modi per creare ridondanza nell’organizzazione sono molteplici.
Il più efficace è quello della sovrapposizione dei compiti, tipico dello stile
“rugbistico” di sviluppo prodotto che consiste nello stimolare più singoli sog-
getti e gruppi ad affrontare lo stesso problema.
(13) - S. DENICOLAI, Competenze dinamiche di rete. Strategie, modelli organizzativi e tecnologie per l’innovazione
continua, Angeli, Milano, 2008, pag. 37 definisce le routine organizzative come modelli stabili
di comportamento, in genere attivati dall’azione concorsuale di più attori, finalizzati a otte-
nere un certo output a partire da un certo input.
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