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STUDI GIURIDICI
In ambito psicologico, l’utilizzo delle conseguenze di un comportamento con
lo scopo di modificare lo stesso è descritto ampiamente nei lavori di Thorndike(18)
e Skinner(19), che definiscono questo processo “condizionamento operante”(20).
Nel condizionamento operante viene condizionata la frequenza con cui
un soggetto emette un dato comportamento utilizzando ricompense e punizio-
ni. Il condizionamento operante può avere diversi scopi: aumentare o diminuire
la probabilità di emissione di un comportamento, aumentarne o diminuirne l’in-
tensità o insegnarne uno nuovo.
Le tecniche comportamentali che hanno lo scopo di aumentare la proba-
bilità di emissione di un comportamento o di insegnarne uno nuovo sono:
- Rinforzo: qualsiasi evento che segue il comportamento osservato e che ha
l’effetto di aumentarne o mantenerne la probabilità di ripresentarsi. Il rinforzo
può essere positivo (evento desiderabile) oppure negativo (la cessazione di una
situazione spiacevole). Il rinforzo, può essere materiale (es. cibo, acqua), sociale
(es. affetto), dinamico (es. si consente di eseguire un comportamento gratifican-
te), simbolico (es. denaro, titoli, riconoscimenti), informativo (es. riguardo alla
correttezza del comportamento);
(18) - THORNDIKE, E. L. (1898, 1911), Animal Intelligence: An experimental study of the associative proces-
ses in animals, Psychological Review Monograph Supplements, 2, 8.
(19) - SKINNER, B. F. (1935). Two types of conditioned reflex and a pseudo type, Journal of General
Psychology, 12, 66-77.
(20) - Il condizionamento operante deve essere distinto dal condizionamento classico che, aldilà
della simile denominazione, implica una modalità di apprendimento differente. Il condizio-
namento classico, descritto inizialmente dal fisiologo russo Pavlov, premio Nobel per la
Medicina nel 1904, in un suo lavoro del 1927 consiste nell’associazione di uno stimolo neutro
a uno stimolo incondizionato. Ripetendo più volte tale associazione la risposta incondizio-
nata allo stimolo incondizionato si presenterà anche di fronte allo stimolo neutro presentato
in maniera indipendente dallo stimolo incondizionato; in questo caso lo stimolo neutro
diventa uno stimolo condizionato e la risposta incondizionata diventa risposta condizionata.
Tale paradigma è stato studiato inizialmente sul comportamento animale, ma non mancano
studi sull’uomo, in modo particolare rispetto al condizionamento classico come base di
risposte emozionali specifiche quali le fobie; lo studio più noto è quello del “Caso del piccolo
Albert”, un bambino di 11 mesi al quale fu provocata da Watson e Reyner (1920) una fobia
per i ratti bianchi proprio mediante il condizionamento classico. PAVLOV, I. P. (1927),
Conditioned reflexes. An investigation of the physiological activity of the cerebral cortex, Oxford
University Press, London. WATSON, J.B., RAYNER, R. (1920), Conditioned emotional reactions.
Journal of Experimental Psychology, 3, 1-14.
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