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PREMESSA AL REGOLAMENTO GENERALE DELL’ARMA: UNA PARAFRASI PSICOLOGICA
Questo permette a ogni individuo di essere in grado di distinguere se le
prove che la vita quotidiana gli riserva siano alla sua portata. Di conseguenza,
l’autoefficacia influenza il livello di impegno dell’individuo, che cambierà in
base alle previsioni di successo. La percezione di efficacia ha un ruolo determi-
nante nella valutazione delle difficoltà; più alto è il senso di autoefficacia, mag-
giormente le difficoltà sono percepite come uno stimolo a fare meglio. In caso
contrario, le difficoltà portano a comportamenti di evitamento e rinuncia. Ogni
soggetto, infine, costruisce la sua percezione di autoefficacia alla luce delle sue
esperienze, tracciando una sorta di bilancio tra successi e insuccessi.
Il Capo III propone un ulteriore spunto di riflessione, che sembra la natu-
rale prosecuzione di quanto appena descritto. In presenza di un’elevata autoef-
ficacia, ogni individuo sarà spinto a impegnarsi a pieno in ogni nuovo compito
o incarico. Ovviamente tale impegno non potrà essere libero da fallimenti o
errori. In tali situazioni il capo III suggerisce come “gli eventuali errori e gli
inconvenienti non derivati da mancanza di buona volontà siano oggetto di cor-
rezioni ed ammaestramenti”. Nella pratica tali “correzioni e ammaestramenti”
possono avere origine interna o esterna all’individuo. Nel primo caso saremo di
fronte all’automonitoraggio, che consiste nell’analisi dei propri comportamenti
e delle proprie strategie fatta dall’individuo stesso, che valuterà la propria pre-
stazione con lo scopo di individuarne i punti di forza, da generalizzare anche ad
altre situazioni, e i punti deboli, da modificare in previsione di situazioni future
simili.
Il Capo III fa riferimento a correzioni e ammaestramenti “da parte dei
superiori diretti”, quindi da parte di soggetti altri dagli individui che eseguono
un compito. Anche in questo caso le riflessioni e i costrutti psicologici coinvolti
offrono diverse letture e spunti di riflessione: in che modo un superiore può
sfruttare un errore per migliorare la prestazione dei propri collaboratori?
Possiamo considerare l’errore come l’esito negativo di un comportamento;
ovviamente tale esito negativo avrà delle conseguenze, e proprio su tali conseguen-
ze è necessario fare leva per modificare il comportamento futuro, evitando il ripe-
tersi di errori. Questo assunto è alla base dell’approccio comportamentale(17).
(17) - GALEAZZI, A., MEAZZINI, P. (2004), Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cogniti-
vo-comportamentale, Giunti, Firenze.
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