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del loro ruolo, proprio per utilizzare al meglio, nella relazione, saperi e professionalità.
Su questa base instauriamo un rapporto di reale reciprocità con la donna, che in quel
momento è in una posizione fortemente asimmetrica, infatti si presenta non con un
ruolo professionale o sociale, ma solo con il disagio e la sofferenza. All’interno del centro
c’è una disparità che però è positiva: “non siamo uguali ma possiamo esserci utili, noi
non diamo forza alle donne ma ci scambiamo la forza. Le donne che hanno subito
violenza sono in stato temporaneo di disagio, sono cioè donne che stanno male oggi ma
potranno stare bene domani: quindi non facciamo mai una fotografia sempre negativa,
sempre limitante, sempre come un destino delle donne. La donna che si rivolge a noi è un
soggetto agente, è attrice principale del suo percorso di uscita dalla violenza, un percorso
che la porta a riprendere in mano la sua esistenza. L’equipe del centro struttura con lei e
non per lei, un progetto di ridefinizione, riorganizzazione della propria vita, e mai ci
sostituiamo a lei. Il tipo di aiuto fornito alla donna non è di tipo assistenziale, in
quanto la sola assistenza anche se fornisce risposte immediate, lascerebbe la donna in
una situazione passiva. Lo scopo del nostro lavoro è invece quello di aiutare la donna
affinché aiuti se stessa a ritrovare il coraggio e la forza per costruirsi un progetto di
vita futura concreto che tuteli se stessa e suoi figli311”. Un lavoro che parte dall’analisi
della propria storia personale, dei sensi di colpa, del vissuto di violenza al fine di
riacquistare un livello di autostima e assertività tali che le permettano di gestire e superare
le difficoltà.

      Il telefono è un mezzo molto efficace per superare il senso di vergogna connesso
alla violenza e permette di rimanere anonime ed è durante la prima telefonata che si
cerca di “agganciare” la donna trasmettendole fiducia credibilità e dimostrandole che
conosciamo a fondo il problema. Questo aspetto motiva la donna a presentarsi al centro a
fare dei colloqui. “Facciamo accoglienza presso il Centro, che consiste in una serie di
colloqui di durata variabile, in base alle esigenze delle donne: ci sono donne che vengono
per un anno intero a cadenza fisse e donne che frequentano il centro qualche mese o
qualche volta.

      I colloqui hanno l’obiettivo di aprire uno spazio alla donna per parlare di sé, per
elaborare il suo vissuto di violenza e superare il danno da trauma312”.

      La metodologia prevede che ogni azione (attivazione di servizi, denunce,

311 Luisanna PORCU, Presidente di Rete rosa di Nuoro e socia della Rete nazionale dei centri antiviolenza
312 Ibidem.

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