Page 162 - Quaderno 4-2016
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La consapevolezza di questo problema da parte delle istituzioni e degli organismi
internazionali è stata tardiva, a livello mondiale il primo documento volto a combattere la
discriminazione nei confronti della donna a livello politico, culturale, economico è stata
La convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, approvata
il 18 dicembre 1979 dall’ONU.

      La prima definizione di violenza di genere a livello mondiale si è avuta il 20 dicembre
del 1993, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la Dichiarazione
sull’eliminazione della violenza contro le donne, nella quale si afferma che la violenza contro le
donne costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

      In Italia la consapevolezza di questo problema ha cominciato a manifestarsi negli
ultimi due decenni grazie alle numerose associazioni di donne che hanno fatto sentire la
propria voce rompendo il silenzio e aprendo servizi specializzati nell’aiuto di donne in
difficoltà.

      Le istituzioni italiane hanno attuato provvedimenti concreti solo recentemente,
soltanto nel 1996 con la l. n. 66 la violenza sessuale da reato contro la morale diventa
reato contro la persona e la libertà individuale e in seguito con la l. 154 del 2001 viene
previsto l’allontanamento del familiare violento per via civile e penale ed è da poco
stato approvato il cosiddetto Decreto Femminicidio convertito nella legge 119/2013. Il
recente provvedimento, pur etichettato, sin dal primo momento, come decreto-
femminicidio, poi convertito in legge, racchiude i settori più disparati che hanno un
comune denominatore facilmente individuabile nel rigorismo sanzionatorio. Un
contributo fondamentale è stato svolto dai centri antiviolenza e dalle culture femministe
affinché questo problema rimanga sommerso nella sfera privata il meno possibile.

      La violenza di genere è un problema culturale e sociale e non di ordine pubblico,
infatti il luogo primario di violenza sulle donne non è la strada ma la casa, essa si basa
sull’ineguale distribuzione di potere tra uomo e donna e per contrastarla bisogna cercare
di alzare la percezione della violenza producendo conoscenza e informazione.

      Per attuare politiche di contrasto è necessario fare un continuo monitoraggio sul
problema e rendere pubblici i dati dei centri e delle ricerche, solo così si può rompere
l’isolamento che vive la donna vittima di violenza e far si che la donna chieda aiuto.

      Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a
tutti i ceti economici, per questo sono fondamentali programmi di prevenzione primaria

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