Page 159 - Quaderno 4-2016
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separazione, ecc.) venga intrapresa solo con il consenso della donna e che si lavori sempre
per il suo vantaggio secondo i presupposti della protezione, della riservatezza e
anonimato e del non giudizio. L’ospitalità nella casa di accoglienza prevede dei progetti
con i bambini vittime di violenza assistita. Le donne molto spesso hanno infatti dei figli
che a loro volta sono delle vittime di violenza diretta o assistita. Il Centro mette a punto
dei percorsi di riparazione del danno per i bambini e per le donne come “madri”, in
quanto la violenza danneggia fortemente anche la relazione madre-bambino.
La letteratura scientifica sul trauma afferma che come un’esperienza negativa
danneggia il funzionamento di un bambino, altre esperienze positive e riparative,
possono ridare una funzionalità corretta a delle aree che si sono messe a lavorare
scorrettamente. È da qui che parte la nostra metodologia di lavoro, si mettono a punto
azioni di buon trattamento come alternativa multiforme al maltrattamento all’infanzia,
partendo dal presupposto che per contrastare il maltrattamento non basta individuarlo e
fermarlo, come spesso si fa, ma bisogna sostituirlo con altro. Purtroppo, molto spesso, i
bambini all’interno del centro fanno percorsi eccellenti di elaborazione del danno,
sperimentano altri modelli di pensiero e di comportamento, stabiliscono un forte
rapporto di fiducia e alleanza con la madre, unico genitore protettivo, ma poi c’è lo
scontro con la realtà giudiziaria dove, per legge, nei casi di separazione l’affido è
condiviso. Nei casi di violenza non dovrebbe essere così, ma poiché in Italia molto spesso
si confonde la violenza con il conflitto, quando le donne chiedono la separazione viene
contemplato l’affido condiviso anche se il padre è violento: eventualità che mette a
rischio il bambino che verrà usato per continuare a maltrattare ed esercitare potere e
controllo sull’ex partner. Casi in cui nessuno sembra tenere in considerazione che la
violenza alle madri e ai bambini non si ferma con la separazione tanto che, quando i
bambini chiedono di non vedere più il padre, ci sono psicologi, psichiatri e avvocati che
si appellano alla cosiddetta PAS (Sindrome di alienazione parentale): una “sindrome
psichiatrica” inventata dallo psichiatra americano Richard Gardner, il quale afferma che il
bambino malato di Pas è un bambino manipolato dalla madre nel rifiutare il padre, e che
eventuali denunce di abusi e maltrattamenti paterni, in caso di Pas, sarebbero falsi. La
terapia che Gardner propone è una terapia coatta, dove il bambino deve essere
allontanato dalla madre (genitore alienante) al fine di agevolare il rapporto con il padre
(genitore alienato). Il bambino per Gardner non deve essere creduto e prescrive al
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